“Harry Potter e la pietra filosofale” compie 20 anni

Pochi giorni fa si è festeggiato il ventesimo anniversario della pubblicazione di “Harry Potter e la pietra filosofale”. Era il 26 giugno 1997 quando usciva per la prima volta nelle librerie questo libro, destinato a rivoluzionare la vita della sua creatrice, J. K. Rowling, e a colpire il cuore di milioni e milioni di bambini e non solo. Ma ottenere questo risultato non è stato facile. La Rowling era una ragazza madre, che soffriva di depressione e con una situazione finanziaria disastrosa. Terminato il manoscritto nel 1995, lo aveva mostrato a dodici case editrici che però non avevano voluto pubblicarlo, arrivando così al 1997, anno in cui viene dato alle stampe con la casa editrice Bloomsbury. Il successo fu straordinario e con gli altri sei libri della saga, Joanne Rowling è divenuta una delle autrici con il maggior successo di vendita e la seconda donna più ricca del Regno Unito, dopo la regina Elisabetta II (oltre ad essere la seconda donna più ricca al mondo nel settore dell’intrattenimento). E così il maghetto più famoso al mondo, con la sua cicatrice sulla fronte e gli occhiali rotondi, è entrato nelle nostre case.

“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, Harry, e dimenticarsi di vivere”

Tante le frasi estratte dai libri che associamo ai personaggi della serie, ma soprattutto al personaggio di Albus Silente, preside della scuola di magia di Howgarts. Consigli distribuiti non solo per Harry, per superare le innumerevoli prove durante i sette libri, ma anche per noi lettori. Harry Potter ci insegna che c’è un po’ di magia in ognuno di noi, ci insegna la forza dell’amicizia, filo conduttore di tutta la saga, perché senza la protezione di Ron, l’arguzia di Hermione e la loro lealtà, non ce l’avrebbe mai fatta. Harry Potter ci insegna inoltre il potere dell’amore: ad esempio quando Lily Evans, per proteggere il piccolo Harry, si sacrifica volontariamente lasciando la protezione del proprio amore sul figlio. Questa forza così potente devierà l’Avada Kedavra, maledizione senza perdono, che Voldemort tenterà di lanciare ad Harry e che gli si ribalterà contro, frammentando ulteriormente la sua anima. L’amore che Lily gli lascia permette ad Harry di sopravvivere e gli scorre nelle vene. È grazie a questo che il mago riuscirà a sconfiggere il signore oscuro.

“Non provare pietà per i morti, Harry. Prova pietà per i vivi, e soprattutto per coloro che vivono senza amore”

Un’altra forma di amore la troviamo anche nel Patronus di Severus Piton, che è una cerva, esattamente come quello di Lily Evans, donna che ha sempre amato.

“Lily dopo tutto questo tempo? Sempre.”

Questa storia fanstastica, con tutte le sue creature magiche, le bacchette, le scope volanti, gli incantesimi, vuole dirci che chi ci ama non ci abbandona mai veramente, che un aiuto verrà sempre dato a chi lo richiederà e che come nelle fiabe alla fine è il bene a trionfare. I libri e successivamente i film, i giochi, i gadget che sono stati prodotti, hanno accompagnato tanti ragazzi dalla loro infanzia alla loro maturità. Ancora oggi quegli stessi bambini diventati adulti continuano a riguardare Harry Potter emozionandosi ancora come la prima volta, piangendo sempre alle morti di Sirius Black, Albus Silente e di Piton, e aspettando ancora ingenuamente la lettera di ammissione per Howgarts. In un mondo come il nostro in cui di crudeltà se ne sentono tante e di cattive notizie siamo pieni ogni giorno, un pizzico di magia ci aiuta a vivere meglio.

 

Radiohead – I-days 2017 – Parola d’ordine comodità

Al tramonto.

Sotto un cielo rosa pastello.

I-days,Parco di Monza, 16 giugno 2017.

Più che il day 2 dell’imponente Festival, che accoglie numerosi artisti per quattro giorni, nell’importante cornice di un immenso parco, questo è il day 2 dei Radiohead in Italia. Dopo la strabiliante data di Firenze, svoltasi appena due giorni prima, gli artisti di Oxford hanno avuto il compito di provare a replicare, o addirittura surclassare, un concerto che è stato pressochè perfetto. Uno show all’indomani del quale si è concretizzata un’autentica gara di aggettivi, perchè descrivere quanto proposto da Thom Yorke e dalla sua band è davvero complicato. A Monza i Radiohead hanno suonato per tutti non solo per i veri appassionati. Tra i tanti pezzi abbiamo ascoltato Paranoid Android, No Surprises, Karma Police e perfino Creep, il primo brano ad averli resi celebri in tutto il mondo. Tra i sessantamila cuori e mani che battevano c’eravamo anche noi a godere di questo spettacolo e guardandoci un po’ attorno siamo accorti che oltre al gusto musicale quelle sessantamila persone avevano in comune anche un “codice di abbigliamento”. E’ bastato fare un giro nel parco, durante le ore di attesa, per capire che le parole d’ordine erano comodità e funzionalità. Cappelli e visiere ma anche foulard a mò di turbante per ripararsi dal sole cocente. Ragazzi in camicie di lino e t-shirt in tutte le gamme cromatiche, petto nudo per chi invece il caldo torrido non può proprio sopportarlo o semplicemente vuole approfittarne per un po’ di tintarella. Le ragazze indossano per lo più mini abiti o crop top e shorts. Ciò che accomuna tutti però è lo zaino in spalla o il marsupio in vita. Talvolta anche la cintura, come ormai il trend setter detta, diventa l’accessorio più utile per legare la maglietta o semplicemente tenere un pacchetto di sigarette ed avere la possibilità di far danzare libere le mani. No a sandali o ciabatte ma via libera alle sneakers . Alte, basse, in pelle o in tessuti tecnici , poca importa l’importante è sentirsi a proprio agio. Una legge non scritta dunque che non parla di moda, parla di stile e di priorità dove l’individualità regna sovrana nell’aspetto ma canta la stessa strofa della medesima canzone.

 

La violenza psicologica

Il tema della violenza psicologica e della manipolazione mentale che spesso la precede, costituisce un argomento oggetto di discussione, a causa della mancanza di dati certi riguardo il numero delle vittime di tale reato. La donna ha, con il tempo, imparato a riconoscere gli aspetti della violenza fisica, ma tende ancora ad accettarne una forma più subdola e sottile, la quale avviene spesso tra le mura domestiche ed è denominata “VIOLENZA PSICOLOGICA”,che consiste nella denigrazione e umiliazione di una persona scelta da un carnefice, il quale tramite azioni manipolatorie, finalizzate a farle perdere la fiducia in se stessa, a renderla svilita e priva di punti di riferimento. Trattasi di un omicidio dell’ anima e della mente, dai troppi esecutori impuniti, ragion per cui si richiede la sensibilizzazione da parte del maggior numero di persone possibili, affinché il fenomeno emerga e, chiunque ne sia vittima, si riappropri della dignità e integrità mentale, mentre chiunque agisca venga neutralizzato. Spesso il crimine non è denunciato, perché compiuto dalle persone che più si amano, ma anche, perché si teme che esponendosi, i figli, considerati il principale oggetto di ricatto da parte degli abusanti, possano essere sottratti dalle strutture sociali competenti. È opportuno, però dire che questi non siano gli unici motivi per i quali non si denunci, a volte non lo si fa, perché non si ha piena consapevolezza di ciò che si sta vivendo, quindi è impossibile denunciare un problema che non si riconosce. A tal proposito, è importante sottolineare che al giorno d’oggi manchi una normativa capace di tutelare contro gli abusi di natura psicologica, data la difficoltà nel riconoscerli in sede processuale. Vista la situazione, risulta di fondamentale importanza ascoltare, parlarne, creare una rete che coinvolga tutti indistintamente: medici, forze dell’ ordine, sportelli antiviolenza, pronti in primis a porre l’ abusante dinanzi l’ errore commesso, per far si che capisca quanto dolore abbia provocato. È naturale che la comunicazione e il confronto, gli incontri tra gli abusanti e gli abusati non bastino per porre fine al fenomeno, ma possano contribuire ad esorcizzare la paura di un fenomeno criminoso dalle conseguenze gravi e costi sociali elevati. Doveroso, inoltre, è coinvolgere i ragazzi, perché proprio da loro parte la prevenzione.

G7, Trump protagonista

Taormina accoglie i leader del mondo libero

Giunto a conclusione il G7 di Taormina, splendida vetrina per l’Italia e per la Sicilia, è tempo di tirare le somme.
Quattro le macro aree su cui è stato incentrato il lavoro dei diplomatici e dei 7 capi di Stato: terrorismo, immigrazione, climate change, e  commercio. Dalla diffidenza della stampa internazionale sulla concreta utilità del format G7, fino ai tanti dubbi sulla apertura al dialogo del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ci si era affacciati a questa due giorni di lavoro con tante domande e la sensazione che sarebbero rimaste tali.

Terrorismo, uniti

Vividi sono il dolore e lo sgomento per gli attentati in Egitto e per l’attacco infame a Manchester del 23 maggio, così che la dichiarazione sul terrorismo è forte, pronta e condivisa e si apre proprio con il cordoglio per le vittime del terrore.
Sono quindici i punti con cui il G7 dichiara di voler combattere il terrorismo. “Raddoppiare gli sforzi” è l’imperativo comune, contro il terrorismo e dunque contro la radicalizzazione e la povertà. Maggiori risorse saranno concentrate anche sul web limitando, con la collaborazione dei server provider e dei social media, la diffusione dei contenuti d’odio.

Guerra dunque, cibernetica prima che miltare.
Presto una riunione dei Ministri dell’interno per passare dalle parole all’azione.

Più sviluppo che immigrazione

Nel G7 in cui molto tempo (“un quarto del totale” a detta del Premier Gentiloni) si è dedicato al confronto con i capi di Stato Africani e alla questione delle sviluppo e della crescita del continente nero, sull’immigrazione i 7 dichiarano che: “pur sostenendo i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell’interesse nazionale e per la sicurezza”.
La collaborazione incondizionata sull’accoglienza non è dunque scontata, lo si è visto anche in territorio Europeo con le difficoltà enormi nella redistribuzione dei migranti.

Lo sguardo sul Mediterraneo dall’alto di Teormina e l'”outreach” sull’ l’Africa hanno però condotto il dialogo sui i binari giusti: sostenibilità, investimenti nelle infrastrutture e digitalizzazione. Questi i passi che verranno fatti per condurre l’Africa sulla strada dell’autonomia economica e politica.

Climate change, risposta americana tra una settimana

7 contro 1. Nessuno si aspettava che i proclami elettorali sarebbero stati messi da parte al primo meeting internazionale ed infatti Donald Trump non arretra, tanto meno d’altra parte i leader di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone e Canada. Il fronte unico delle 6 potenze mondiali appena elencate ha messo nell’angolo la delegazione Americana che ha ottenuto una settimana in più di riflessione del proprio Presidente per redigere la dichiarazione sul Clima e per decidere se andrà rivisto, se sì in quale misura, il coinvolgimento degli Stati Uniti negli accordi di Parigi del 2015.
“Abbiamo preso atto che mentre 6 su 7 confermano gli impegni sull’accordo di Parigi – ha dichiarato Gentiloni -, gli Usa sono ancora in fase di revisione della loro politica. Mi auguro che questa fase si concluda presto e bene”.
Le difficoltà di Trump sono evidenti.
Russiagate tra le mura domestiche, molte questioni spinose da risolvere in terra straniera e un elettorato a cui rispondere. Aspettiamo, ma l’Europa e gli altri leader sul clima non cedono.

Commercio, no al protezionismo 

Anche qui Donald Trump protagonista. Intenzionato a reintrodurre un minimo sistema di dazi e a proteggere le famiglie e gli imprenditori americani, si scontra con la maggioranza dei leader, decisi a mantenere lo stato delle cose. Ancora un sì quindi alla globalizzazione, ma con la consapevolezza che è necessario, almeno in parte, cambiare le regole del gioco per non farsi trasportare da l’ebrezza del libero scambio incondizionato che tanti danni ha fatto alle famiglie della classe media di tutto il mondo.

 

Social Network

Occhio non vede, Social Network te lo dice

Viviamo in una società in cui anche l’ impossibile diventa possibile. Ebbene si,per quanto assurdo possa sembrare,al giorno d’ oggi, basta accedere un pc per essere aggiornati riguardo la vita di altre persone che vivono lontane da noi, il tutto grazie ai social network,i quali come tutte le cose,posseggono lati positivi e negativi che sembrano emergere sempre più. Da recenti studi,infatti si evince che l’ uso frequente dei social comporti non pochi problemi o addirittura dipendenze paragonabili a quelle da alcol o droga. Non è facile diagnosticare ad una persona un disturbo causato dal frequente utilizzo dei social,perché non vi sono sintomi i quali permettono di riconoscerlo, ma lo si può evincere. Basta osservare quanta poca importanza si conferisca al relazionarsi con gli altri. Basta pensare si preferisca parlare con una persona separati da uno schermo e non davanti ad un buon caffè,guardandosi negli occhi. E quando ci si ritrova l’ uno accanto all’ altro,cosa accade? Nulla. Il silenzio finisce per essere il protagonista,perché non si ha niente da dirsi,il social ha già rivelato più del dovuto. È evidente che questi ultimi abbiano reso la società in cui viviamo definibile “società dell’occhio non vede,social te lo dice. O forse,sarebbe meglio dire,l’ abbiano resa “social dipendente”. Infatti,si sente il bisogno di condividere con il mondo ogni istante della vita,come se ciò servisse a far sentire forti e a far nascondere le debolezze,violando la privacy. La dipendenza da social network è diventata una vera e propria emergenza alla quale far fronte. Occorre far comprendere,soprattutto agli adolescenti,che i social siano un qualcosa di positivo solo se utilizzati correttamente,ossia evitando di condividervi vari aspetti di vita quotidiana e conferendo più spazio alle chiacchierate guardando l’ altra persona negli occhi,perché questa è la vita vera,queste sono le vere relazioni.

Valori

Recuperiamo i valori perduti

Combattere per i propri ideali, per trasmettere i propri valori, anche a costo di lasciarci la pelle.

Questo facevano i giovani del passato. E adesso, cosa resta di quel passato? Nulla, tranne l’ amaro in bocca causato dai ricordi e dalla consapevolezza del fatto che purtroppo le cose siano cambiate. In peggio, per alcuni versi. Viviamo in una società in cui si conferisce più importanza all’ apparire che all’essere. In cui non c’è spazio per chiunque non possieda un cellulare all’ ultimo grido o non indossi capi griffati. Come se l’ abito facesse il monaco! Ebbene si, per quanto brutto possa sembrare, quella odierna è una società che si dispera se si rompe un cellulare, che si innamora tramite un social network e, quando ci si vede tra amici, non si parla. Ciò, indica che valori come amicizia, amore e famiglia siano ormai scomparsi, soprattutto tra i giovani. Tutto questo non è tollerabile, occorre recuperare questi valori. È necessario che i giovani ricomprendano il senso della riservatezza, smettendo di condividere ogni attimo della propria vita, perché questo non significa vivere realmente.

Vivere realmente significa cadere sette volte e rialzarsi otto, significa sacrificarsi pur di raggiungere un traguardo e innamorarsi dopo aver guardato una persona negli occhi, apprezzandola per come è, non per come appare. La vita è il dono più prezioso che si possieda, perciò recuperiamone il senso. Ciò non significa di certo non favorire il progresso o la tecnologia, significa saper equilibrare le cose, ritagliando del tempo per spegnere i cellulari ed accendere i cuori, proprio come un tempo.

Why Most of Golf Clubs Are The Same Length

Sharp-peered toward observers watching Jordan Spieth play the initial two rounds with all due respect of the Masters title may see something uncommon around one of his playing accomplices.

At six feet one inch and 200 pounds, novice Bryson DeChambeau positively resembles a top golfer. Be that as it may, what separates him from the other 88 Masters contenders is the accumulation of clubs in his sack.

Not at all like his opponents’, the greater part of DeChambeau’s irons and wedges – the workhorse clubs that propel the ball from the fairway to the green – have the same 37-1/2-inch length. Similarly striking, all the metal leaders of those clubs measure the same sum, just shy of 10 ounces.

Irons and wedges in a run of the mill set of clubs differ from 36 inches to 39 inches long and their heads from 8-1/2 to 10-1/4 ounces in weight.

DeChambeau’s bizarre lineup has given him a lot of progress. He won a year ago’s U.S. Beginner title, which earned him his spot in the Masters. Furthermore, as an understudy at Southern Methodist University, he additionally won the NCAA’s 2015 individual title. Just four past players, Jack Nicklaus, Tiger Woods, Phil Mickelson, and Ryan Moore had accomplished that twofold.

The steady length club accumulation and the “single plane” swing that it encourages have hugeness past DeChambeau’s Masters welcome.

Weekend golfers who regularly locate the amusement annoyingly troublesome could likewise profit by the uncommon lineup. That is on account of they for the most part need a somewhat distinctive swing for each of the 14 clubs they convey. A commonplace golf sack contains three woods or half and half clubs, ten irons and wedges, and a putter.

Having clubs of the same length and head weight “is much, significantly more easy to use for the normal golfer,” said Peter Dewhurst. A teacher emeritus in hypothetical and connected mechanics, and modern building at the University of Rhode Island, in Kingston, Dewhurst is the creator of “The Science of the Perfect Swing,” distributed by Oxford University Press before the end of last year.

The innovation has the key point of preference of giving consistency to the golf swing. A customary arrangement of clubs requires an alternate ball position for every club. So every swing moves the golf club through an alternate plane.

“Golf is one of only a handful few games where you utilize an entire cluster of various actualizes,” said Steven Nesbit, an educator of mechanical building at Lafayette College in Easton, Pennsylvania. “So the golfer confronts the test of having the capacity to modify from one to the next. DeChambeau has taken that out of thought.”

In his grasp, Nesbit included, “all the clubs have the same inertial resistance when he swings them. From the perspective of feel, each stroke feels the same.” Consistency additionally comes from the way that the ball lies in the very same spot concerning the golfer for each same-length iron and wedge.

“You are viably playing each shot with a 7-iron, a club that most players can hit genuinely well,” Dewhurst clarified. “Regularly as you run with a more drawn out club the ball makes tracks in an opposite direction from you.” By differentiation, having the ball similarly situated for every iron shot permits the golfer to swing in the very same route, on the same plane, every time.

Nesbit brings up one drawback of same-length clubs. “For the lower number irons the club head speed will be lower,” he clarified. “So you won’t get as much separation from the long irons.”

As indicated by Tom Wishon of Durango, Colorado-based Tom Wishon Golf Technology, a skilled player, for example, DeChambeau would likely hit his 37-1/2-inch 3-iron with six or seven miles for each hour less speed than he would with the typical 39-inch club. “He would most likely lose 12 to 15 yards long,” Wishon said.

See Key Moments From the Republican Debate

The main Republican presidential open deliberation of 2016 was additionally one of the feistiest. Seven hopefuls – the least of any of the past level headed discussions – made that big appearance in North Charleston, South Carolina and took the gloves off.

The verbal confrontation was characteristic of a Republican essential that is quick achieving its breaking point only under three weeks before the Iowa assemblies, and the most exceptional competing occurred between the two applicants secured a neck-and-neck race in that state: Donald Trump and Ted Cruz.

Here are three minutes that mattered at today evening time’s GOP talk about:

1. Trump and Cruz Dive Into ‘Normal Born Citizen’ Argument

As of late Donald Trump has raised the “regular conceived resident” contention about Ted Cruz, addressing whether he is intrinsically ready to keep running for president since he was conceived in Canada to an American mother. Tonight, the arbitrators got some information about the issue and Cruz said it wasn’t an issue for Trump in September.

“Back in September, my companion Donald said he had his attorneys take a gander at this from each which path and there was no issue there,” Cruz said, taking note of Trump “is frightened that his survey numbers are falling in Iowa.”

2. Cruz Confronts Goldman Sachs Loan

At the point when arbitrators got some information about a late New York’s news source piece on Cruz not uncovering a credit on a government structure, Cruz hit back.

Subsequent to bashing the media and Hillary Clinton, he conceded: “I made a printed material blunder.” Cruz told voters that he filed the advance on a state structure. “In any case, if that is the best hit New York’s news source has got, they better about-face to the well.”

3. Cruz Throws Trump’s “New York Values” Back At Him

At the point when gotten some information about his hit not long ago on Trump’s “New York values,” Cruz cleared up that they are “socially liberal or expert premature birth or genius gay marriage.”

He then pivoted a Trump assault on him, saying, “Not a great deal of traditionalists leave Manhattan,” a clear reference to Trump telling group that “not very numerous evangelicals leave Cuba.”

Trump turned genuine in his reaction, however, refering to New York’s reaction to the 9/11 assaults and telling his adversary: “That was an exceptionally offending proclamation that Ted made.”

Creative Ways to Make Fitness Your Way of Life

Numerous folks do, including my sister, who trusts that her 9-year-old girl appreciates a fabulous shot at a soccer grant in 2021. What might provoke my sister, Jane, who is normal in different regards, to think her girl, Kate, has a chance at an athletic grant?

Kate, a third grader, was as of late picked to be on a top club soccer group in her San Francisco zone neighborhood. Yes, that is all the confirmation that my sister needs to go on.

There’s such a great amount of disinformation about games grants circling in this nation that I chose for the current week to share seven things that adolescents and folks, including my deceived sister, need to think about games grants.

1. The chances are remote.

There are about 138,000 athletic grants accessible for Division I and Division II sports. That may seem like a ton, yet it isn’t. Case in point, more than 1 million young men play secondary school football, yet there are just around 19,500 football grants.

Almost 603,000 young ladies contend in olympic style sports in secondary school, yet they’re vieing for around 4,500 grants.

2. The cash isn’t that extraordinary.

The normal athletic grant is about $10,400. Just four games offer full rides to all competitors who get grants: football, men’s and ladies’ b-ball, and ladies’ volleyball. On the off chance that you reject football and men’s ball, the normal grant drops to around $8,700.

3. Most grants are cut and diced.

The NCAA manages what number of athletic grants every game can offer in Division I and Division II. To crush out the greatest advantage, mentors routinely split up these honors. For example, a Division I soccer mentor is permitted up to 10 grants, yet he or she can dole out this cash into more modest grants to bait more competitors to their grounds. This practice can prompt some terribly dinky grants.

4. Try not to hold up to be found.

Unless your youngster is a genius, school mentors presumably won’t know he or she exists. Adolescents ought to send an E-mail to acquaint themselves with mentors at schools that they think they’d like to go to. They ought to incorporate such information as their positions, sport measurements, and mentor contacts.

Banksy – World Famous & Uniden­ti­fied Artist

A wall painting by graffiti craftsman Banksy in Clacton-on-Sea, England, discharged recently. Neighborhood authories, ignorant of its money related worth, considered it hostile and requested it expelled.

Over two decades have gone since pieces by the English graffiti craftsman Banksy initially showed up in the city of Bristol. Furthermore, in spite of that entry of time, little has changed in the way we discuss a craftsman more characterized by what we don’t think about him than what we do.

Banksy doesn’t do sit-down meetings. The danger would be excessively awesome. It could blow Banksy’s deliberately made obscurity — a moderate blaze reputation stunt that made a road craftsman the world’s most well known unidentified individual.

On Monday, two vital things happened in the Banksy universe. Banksy disclosed another painting, which spoofed Vermeer’s “Young lady with a Pearl Earring,” utilizing an ADT criminal caution to shape the stud.

The artistic creation emerged in Bristol, accepted to be Banksy’s main residence, generating a vacillate of scope and theory. At that point, and maybe all the more interestingly, a purportedly mammoth scoop blasted into the Internet hinterlands: Banksy, the report said, had been recognized.

“The subtle graffiti craftsman, political dissident, film executive, painter and long-term criminal that for quite a long time has passed by the pseudonymous name of Banksy, was captured early today by London’s Metropolitan Police,” reported what ended up being a fake news Web website, the National Report.

Night-time of addressing and an attack of his London workmanship studio, his actual name and character have at long last been uncovered.

The story, immediately disposed of by the Independent as a sham, is in any case as yet blazing hot. By late Monday night, it had gathered a psyche boggling 2.6 million Facebook offers and 15,000 tweets. The article’s online networking sway has been out and out surprising, demonstrating the Banksy puzzle’s sheer power.

Indeed, even now, a discussion permeates on Twitter. Individuals regret the distinguishing proof of Banksy. Others censure the guilelessness of the individuals who fell for the deception. Numerous more share his fine art.

The continuous examination hasn’t gotten us any nearer to reality of Banksy, yet it has added to his legend, nourishing what has turned into a highminded cycle. The secret, as much as the craftsman himself, now does a considerable measure of the hard work.

“It’s amazing that he has figured out how to keep up his namelessness for whatever length of time that he has given the dangers he takes and considering how prominent he is,” Keegan Hamilton, who composed a Village Voice main story on Banksy a year ago in front of the craftsman’s New York “residency,” told The Washington Post in a telephone meeting.

“I would be amazed on the off chance that he ever enthusiastically uncovered himself in view of the puzzle encompassing who he is. It’s an open interest that has expanded exponentially throughout the years considering nobody knows who he is — or regardless of the possibility that “he” is a ‘he.'”

Clarifications of Banksy’s mystery regularly rotate around the craftsman as a criminal. He gets a kick out of the chance to call himself a “quality vandal,” as indicated by the New Yorker, and says he needs to keep mum to keep out of the cops’ hands.