Milan: addio Montella

Esonerato Vincenzo Montella, ecco Gattuso

Era nell’aria già da un po’ di tempo, ma nella mattinata di ieri è arrivata l’ufficialità: Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. La società rossonera, attraverso un tweet, ha comunicato l’esonero dell’allenatore campano. La squadra sarà affidata a Gennaro Gattuso, ex giocatore rossonero, emblema dell’era d’oro ed allenatore della Primavera. Una decisione difficile, ragionata e maturata nel corso del tempo quella presa dalla società milanista. Dopo l’ennesima prestazione non convincente della squadra nel pareggio interno contro il Torino, la dirigenza è tornata a percorrere la strada che sembrava aver abbandonato negli ultimi periodi e che ha finito per portare all’esonero di Montella. Niente più voli alla guida tecnica del Milan per l’aeroplanino. Questo esonero non è soltanto la conseguenza di un avvio di stagione molto faticoso, ma anche una chiara testimonianza di un amore mai sbocciato con Fassone e Mirabelli. Molto probabilmente, sin da questa estate, la nuova dirigenza rossonera non ha mai espresso una fiducia smisurata nei confronti del tecnico, preferendo magari altri profili da scegliere per l’inizio del nuovo progetto. Alla fine si decise di continuare con lo stesso allenatore, per dare una sorta di continuità ai buoni risultati ottenuti da Montella nella passata stagione, nonostante sulla panchina rimanesse una figura scelta dalla vecchia dirigenza. Da quel 28 giugno del 2016, giorno in cui si insediò sulla panchina del Milan, Montella, oltre ad aver conquistato la Supercoppa di Doha contro la Juventus, aveva anche riportato i rossoneri in Europa dopo tre anni e mezzo, centrando il sesto posto. Fresco di rinnovo e supportato da una campagna estiva sulla carta straordinaria ed entusiasmante, questa sembrava essere la vera stagione del riscatto milanista, quella in cui il Milan doveva tornare ad essere un vero protagonista del calcio italiano dopo tanti anni di assenza all’appello delle grandi. Fin qui le cose sono andate anni luce lontane da quelli che erano i progetti iniziali e da quello che l’eccessivo entusiasmo estivo aveva lasciato freneticamente auspicare. Adesso toccherà a Gattuso prendere in mano la situazione, risollevare l’ambiente e provare a salvare quella che potrebbe essere l’ennesima stagione buttata al vento, risalendo la classifica. Chiaro a tutti che è il Milan è distante dal livello di squadre come Napoli, Inter e Juve, ma sicuramente può giocare in maniera migliore di questa ed ottenere risultati diversi, visti i parecchi soldi spesi in estate e data la qualità della rosa.
Ecco che inizia l’era Gattuso, è il suo turno. Ringhio non ha la bacchetta magica, ma con il suo carattere grintoso può provare a trasmettere quel qualcosa in più all’ambiente per evitare un’altra stagione non da Milan.

 

Continua lo show

Continua lo show del campionato italiano fatto di sorprese e sorpassi

Continua lo show della Serie A. Il campionato non smette di sorprenderci, come la trama di un film intenso, lungo e pieno di sorprese.
Roma-Lazio: lo spettacolo comincia nel primo anticipo di sabato, dove va in scena il derby della capitale. Grandissima prova della Roma di Di Francesco che torna ad imporsi in un derby scavalcando in classifica una Lazio meno convincente rispetto alle precedenti uscite. Dopo un primo tempo abbastanza in bilico, i biancocelesti pagano un calo di attenzione all’inizio della ripresa. Nel giro di quattro minuti, la Roma va a segno con Perotti su rigore e con Nainggolan, controllando la gara fino all’intervento del VAR che concede un rigore alla Lazio per fallo di mano di Manolas: Immobile riapre la partita dal dischetto, ma è troppo tardi. Finale un po’ sofferto e Roma in evidente crescita, non soltanto guardando la classifica.
Napoli-Milan: quello sceso in campo al San Paolo non è certamente un brutto Milan, sia per la disposizione in campo, sia per la personalità con la quale gli uomini di Montella interpretano la partita, provando a gestire il possesso palla (mai cosa facile contro il Napoli) e anche per l’atteggiamento. Il problema è che il Napoli di questi primi mesi di campionato è troppa roba per essere messo in difficoltà da avversari solo coraggiosi e ordinati. Ci vuole ben altro, specialmente quando gioca fra le mura di casa. Difficile trovare difetti a questa squadra sin qui. Vittoria importante per il consolidamento del primo posto in classifica.
Sampdoria-Juventus: Cosa sta succedendo? Eccola la domanda che si fanno in molti. Un pomeriggio da incubo per la Juventus che cade clamorosamente a Marassi davanti ai colpi di una Samp a dir poco favolosa in casa. Per una volta anche le dichiarazioni di Allegri non sembrano molto convincenti. Vero che il primo tempo era stato abbastanza equilibrato, ma poi? Non si può uscire dalla partita, prendere altri tre gol fuori casa e fermarsi a protestare invece di difendere. Questa non è Juve. Le trame di gioco offerte non sono esaltanti, la squadra corre poco, non ha voglia di sacrificarsi ed esce mentalmente dalle partite. Il Napoli torna a quattro punti di distanza. Urge trovare una soluzione e cambiare regime, altrimenti la lotta scudetto si complica molto, visto che le concorrenti non lasciano niente per strada.
Inter-Atalanta: nel posticipo domenicale a San Siro la squadra Gasperini cerca il riscatto dopo aver raccolto un solo punto nelle ultime due partite prima della sosta. Però contro questa Inter, trascinata da un Icardi in assoluto stato di grazia, è molto difficile avere la meglio. Il primo tempo finisce a reti inviolate. Nel secondo tempo è proprio il capitano dell’Inter a prendersi la scena. Con una doppietta favolosa di testa, da vero centravanti d’area, regala all’Inter la vittoria e il secondo posto in classifica, scavalcando nuovamente la Juventus. Dodicesimo e tredicesimo gol in campionato per Icardi.

Un grande fallimento

Grande fallimento azzurro: Italia fuori dal Mondiale

Quella di ieri sera è stata sicuramente una delle serate più tristi della storia del calcio italiano. Non succedeva dal lontano 1958. Sembra di vivere un incubo, uno di quelli che si desidera dimenticare in fretta una volta svegliati, ma purtroppo è la triste e crudele realtà, specchio di un grande fallimento: la nazionale italiana non parteciperà ai prossimi Mondiali in Russia. Contava solamente vincere, non importava come. Non c’era tempo di migliorare il gioco, le idee, la manovra, la formazione e mille altre cose ancora. Non c’era tempo per criticare le scelte di Ventura, ancora una volta discutibili. Non c’era tempo per le chiacchiere italiane da bar, per fare gli allenatori. Bisognava stringersi tutti insieme come un tempo e portare il risultato a casa. La nostra più grande forza e caratteristica principale è stata sempre quella di fare grandissime prestazioni sotto pressione, quando ci trovavamo con le spalle al muro. In quelle situazioni la nazionale italiana trovava sempre la forza di sorprendere tutti e andare avanti. La storia recente del nostro calcio ci insegna che le cose sono cambiate. Il movimento calcistico ha toccato il fondo, il punto più basso dal 1958. E le lacrime amare di Buffon, forse mai visto così, ci danno testimonianza di quanto accaduto. Il portiere azzurro avrebbe giocato il suo sesto mondiale in carriera e sarebbe stato l’unico giocatore nella storia del calcio ad averlo fatto. Siamo giunti alla fine di un ciclo, dato che lasceranno la nazionale anche colonne come De Rossi, Barzagli e Chiellini. Due mondiali disastrosi (2010 e 2014) e ora anche la non qualificazione a Russia 2018. L’intera nazione e l’intero movimento sono giunti al punto di non ritorno. Molto difficile trovare le parole giuste per descrivere quest’apocalisse. Altrettanto arduo provare ad immaginare un mondiale senza Italia, senza i colori azzurri, visto che tanti di noi nemmeno erano nati l’ultima volta che accadde una cosa simile. Molti vorranno dimenticare velocemente questa partita, come si fa con le cose dolorose. Ma soltanto non dimenticando si può far sì che una cosa del genere non succeda più. Solamente affrontando le cose dolorose, perché di cosa dolorosa si tratta, si può andare avanti, ci si può rialzare e non commettere più tali errori.

Un campionato diverso

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente. Altrimenti come spiegare i continui movimenti di classifica nel gruppo di testa o l’emozionante 2 a 4 di Fiorentina-Roma? Come spiegare le varie e dicotomiche versioni di una Juventus disattenta e sfortunata, che per poco non permettono al Benevento di conquistare i primi punti della stagione? Che dire del diluvio improvviso che si abbatte sulla capitale e impedisce il regolare svolgimento di Lazio-Udinese? Le notizie da sottolineare che arrivano dai campi sono due: il pareggio dell’Inter in casa contro il Torino e quello del Napoli al Bentegodi. Per la prima volta in questo campionato l’Inter si stoppa davanti ai suoi tifosi, non andando oltre l’1-1. Con il contributo dei soliti Perisic e Icardi, che mettono Eder in condizione di appoggiare semplicemente la palla in porta, il primo con un cross e il secondo con un assist volante, la squadra di Spalletti rimette in piedi una partita che si era complicata dopo il vantaggio granata di Iago Falque. Per poco rischia anche di vincerla, se non fosse per la traversa clamorosa colpita da Vecino, ma anche di perderla, visto che il Toro gestisce male delle ripartenze nel finale. Nerazzurri comunque molto solidi e organizzati. Il Napoli invece sembra pagare le fatiche di Champions, sia a livello mentale che fisico. Il problema è che quando le partite diventano tante, la rosa corta, lo scarso turnover attuato da Sarri e il gioco dispendioso a ritmo alto non aiutano di certo. Sul fatto che il Napoli sia una squadra ancora più matura dell’anno scorso non ci sono dubbi, ora però l’altro passo in avanti da fare è imparare a vincere le partite anche non esprimendo sempre al massimo il proprio calcio. Ecco che si consuma il secondo pareggio stagionale per i partenopei. La Juventus non va molto lontana dal rovinarsi la festa per il suo anniversario di nascita, ma alla fine dei novanta minuti si riporta davanti all’Inter e torna ad un solo punto di distanza dal primo posto, grazie alla vittoria sofferta contro il Benevento. I cali di tensione dei bianconeri sono qualcosa di strano in questa stagione, così come lo è l’andamento inverso e contrario di Dybala ed Higuain. Quando si decideranno a giocare bene contemporaneamente entrambi cosa succederà? Una cosa è certa: mai come quest’anno saranno decisivi gli scontri diretti. Nelle ultime cinque giornate la Juve affronta il Napoli, l’Inter e la Roma. Se il gruppetto di testa arriva attaccato al rush finale, sarà veramente uno spettacolo.
Nel posticipo domenicale il Milan torna alla vittoria per 0-2 sul campo del Sassuolo. Tre punti d’oro per Montella e un bel respiro di sollievo: ossigeno puro. Che l’eccessivo entusiasmo di quest’estate abbia sballato un po’ i valori reali è cosa certa, perché il Milan non è ancora una squadra da scudetto. Ma sicuramente i rossoneri possono e devono giocare molto meglio di come hanno fatto fin qui. La patata bollente da gestire è nelle mani di Montella. Il tutto per riconquistare punti in classifica, trovare stimoli giusti e riconoscersi in un’idea di gioco.

Dopo la sosta si torna in campo con altri big match, ma ora spazio alla nazionale. C’è un mondiale da conquistare!

 

Cento volte Higuain

Cento volte Higuain: il Pipita stende il Milan con una doppietta

Sono le ore 18:00 di un sabato pomeriggio d’ottobre. A Milano l’aria è elettrica, quella solita che caratterizza i grandi eventi. La partita è una classica del calcio italiano: Milan contro Juventus. 730 milioni di spettatori tv, sfida trasmessa in oltre 200 paesi e San Siro praticamente tutto esaurito. Non manca proprio nulla per riportare alla mente le grandi sfide del passato che hanno caratterizzato la storia di queste due squadre e animato gli animi di molti tifosi, anche se, peccato per il nostro calcio e per gli amanti delle grandi partite, il livello attuale del Milan non è ancora quello dell’era Berlusconi. Però come molto spesso accade nel campionato italiano, quando la posta in palio è alta, le partite difficilmente sono spettacolari: infatti il match risulta nel complesso abbastanza equilibrato, con molti duelli fisici e lotte in mezzo al campo. Allegri va sul sicuro e si affida al suo 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira in mezzo al campo e Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Data l’assenza di Bonucci, Montella schiera un insolito 3-4-2-1 con Abate centrale difensivo di destra, Borini e Rodriguez esterni di centrocampo, Suso e Calhanoglu dietro al croato Kalinic. Il Milan parte molto forte, andando a pressare alto la Juventus e cercando di riconquistare velocemente la palla, al contrario di quanto fatto nel derby, dove aveva mantenuto un atteggiamento più attendista. Con il passare dei minuti però la Juventus viene fuori, inizia a prendere le misure alla pressione rossonera e a tenere di più palla. Il Milan non gioca una brutta partita, i ragazzi di Montella non sono criticabili dal punto di vista dell’impegno e dell’atteggiamento. Non si lasciano mai totalmente dominare dalla Juve, tant’è che sullo scadere del primo tempo vanno vicini al pareggio, sventato solo dalla parata di Buffon che devia il tiro di Kalinic sulla traversa. Ma i bianconeri danno sempre l’impressione di avere sotto controllo la partita e il ritmo del gioco, congelato con un’ottima gestione del pallone. E poi sappiamo benissimo che nel calcio sono i campioni a fare la differenza. E Higuain è uno di questi. I due gol segnati ieri sera a San Siro sono di una bellezza stordente, propri di un giocatore come lui e di un centravanti di razza. Cattiveria e istinto puro. Questo è il vero Higuain, quello che in una frazione di secondo si gira, stoppa e tira: immarcabile. Con la doppietta di ieri sera raggiunge quota cento e centouno reti in Serie A. Se oltre a segnare, si mette anche a correre, vincere i contrasti ed aiutare la squadra, le cose per gli avversari si complicano parecchio. Forse la sua miglior partita da quando si è trasferito a Torino. Il Milan ha poco da rimproverarsi davanti ad una Juve così spietata. I bianconeri hanno giocato la partita perfetta che era nella testa di Allegri, consapevole che i suoi devono ancora entrare in forma e che le partite sono molte: squadra concreta, cinica, poche energie sprecate, controllo del ritmo partita, abbassato ogni qual volta l’inerzia dell’incontro tendeva ad alzarlo e zero gol subiti (era ora). Massimo risultato, minor sforzo possibile.
La Juventus attende la Champions e si gode il primato in classifica per  qualche ora. Invece tanto lavoro da fare ancora per il Milan.

Cento volte Higuain

Cento volte Higuain: il Pipita stende il Milan con una doppietta

Sono le ore 18:00 di un sabato pomeriggio d’ottobre. A Milano l’aria è elettrica, quella solita che caratterizza i grandi eventi. La partita è una classica del calcio italiano: Milan contro Juventus. 730 milioni di spettatori tv, sfida trasmessa in oltre 200 paesi e San Siro praticamente tutto esaurito. Non manca proprio nulla per riportare alla mente le grandi sfide del passato che hanno caratterizzato la storia di queste due squadre e animato gli animi di molti tifosi, anche se, peccato per il nostro calcio e per gli amanti delle grandi partite, il livello attuale del Milan non è ancora quello dell’era Berlusconi. Però come molto spesso accade nel campionato italiano, quando la posta in palio è alta, le partite difficilmente sono spettacolari: infatti il match risulta nel complesso abbastanza equilibrato, con molti duelli fisici e lotte in mezzo al campo. Allegri va sul sicuro e si affida al suo 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira in mezzo al campo e Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Data l’assenza di Bonucci, Montella schiera un insolito 3-4-2-1 con Abate centrale difensivo di destra, Borini e Rodriguez esterni di centrocampo, Suso e Calhanoglu dietro al croato Kalinic. Il Milan parte molto forte, andando a pressare alto la Juventus e cercando di riconquistare velocemente la palla, al contrario di quanto fatto nel derby, dove aveva mantenuto un atteggiamento più attendista. Con il passare dei minuti però la Juventus viene fuori, inizia a prendere le misure alla pressione rossonera e a tenere di più palla. Il Milan non gioca una brutta partita, i ragazzi di Montella non sono criticabili dal punto di vista dell’impegno e dell’atteggiamento. Non si lasciano mai totalmente dominare dalla Juve, tant’è che sullo scadere del primo tempo vanno vicini al pareggio, sventato solo dalla parata di Buffon che devia il tiro di Kalinic sulla traversa. Ma i bianconeri danno sempre l’impressione di avere sotto controllo la partita e il ritmo del gioco, congelato con un’ottima gestione del pallone. E poi sappiamo benissimo che nel calcio sono i campioni a fare la differenza. E Higuain è uno di questi. I due gol segnati ieri sera a San Siro sono di una bellezza stordente, propri di un giocatore come lui e di un centravanti di razza. Cattiveria e istinto puro. Questo è il vero Higuain, quello che in una frazione di secondo si gira, stoppa e tira: immarcabile. Con la doppietta di ieri sera raggiunge quota cento e centouno reti in Serie A. Se oltre a segnare, si mette anche a correre, vincere i contrasti ed aiutare la squadra, le cose per gli avversari si complicano parecchio. Forse la sua miglior partita da quando si è trasferito a Torino. Il Milan ha poco da rimproverarsi davanti ad una Juve così spietata. I bianconeri hanno giocato la partita perfetta che era nella testa di Allegri, consapevole che i suoi devono ancora entrare in forma e che le partite sono molte: squadra concreta, cinica, poche energie sprecate, controllo del ritmo partita, abbassato ogni qual volta l’inerzia dell’incontro tendeva ad alzarlo e zero gol subiti (era ora). Massimo risultato, minimo sforzo possibile.
La Juventus attende la Champions e si gode il primo posto in classifica per qualche ora. Invece tanto lavoro da fare ancora per il Milan.

Il grande week-end del calcio italiano

Il grande week-end del calcio italiano offre big match e sorprese

Far finta che in questo grande week-end del calcio italiano non sia successo nulla significherebbe essere ciechi. Per carità, non che si voglia mettere sotto processo qualcuno ed emanare sentenze definitive, perché siamo ad ottobre ed il campionato è ancora molto lungo. Ma su ciò che è emerso da questa giornata di campionato qualche riflessione è lecito farla. Quello della Juventus è diventato un problema serio, al quale va trovata subito una soluzione, prima che sfoci in qualcosa di più grande ed irrimediabile. I cali di concentrazione non sono più una tantum, ma stanno diventando preoccupanti. Succede veramente qualcosa di strano: i bianconeri iniziano la partita con le loro certezze, facendo quello che sanno fare. Poi ad un certo punto si spegne la luce e da lì in avanti è buio totale. La squadra smette praticamente di giocare, si allunga, perde le distanze oltre alla concentrazione, il centrocampo sparisce, la difesa diventa piena di buchi e in fase offensiva mancano idee e movimento. Oltre a ciò, se si aggiunge anche un po’ di sfortuna (due legni colpiti da Dybala e Higuain) e lo spreco di occasioni clamorose, come il secondo rigore consecutivo sbagliato da Dybala, la situazione diventa non più controllabile. Due versioni completamente diverse e difficilmente spiegabili. Era successo a Cardiff, a Barcellona, continuando con Sassuolo e Bergamo e finendo con la partita di ieri. Nei primi dieci minuti della ripresa la Lazio ribalta la partita con il solito Immobile, diventato una certezza, così come lo è diventata la forza dei biancocelesti. In estate nessuno aveva mai prestato attenzione a questa squadra, ma ora la Lazio ne merita molta. Sta attraversando davvero un buon momento. Fisica, organizzata, compatta e cinica. Un lavoro impeccabile quello di Inzaghi, capace di espugnare l’Allianz Stadium dopo più di due anni. L’ultima partita persa in casa dalla Juventus risaliva ad agosto 2015, contro l’Udinese alla prima di campionato. Una sconfitta davvero pesante per gli uomini di Allegri, sia per il morale che per la classifica, visto che la stessa Lazio aggancia la Juve a diciannove punti e il fantastico Napoli di Sarri centra l’ottava vittoria di fila su otto partite di campionato, volando a più cinque. Un primo posto in classifica assolutamente meritato, non solo per la difficile vittoria in casa della Roma, ma per quanto mostrato fino a questo punto: nettamente la squadra più in forma (grazie anche alla buona preparazione atletica fatta in altura, senza perdere energie in giro per il mondo) e bella da vedere. All’Olimpico il Napoli affonda meno del solito, ha degli episodi a proprio favore, ma è quasi sempre in controllo della partita e del possesso palla. I partenopei stanno anche imparando a gestire il vantaggio, la manovra è fluida e piena di passaggi. I giocatori si trovano e si muovono che è una meraviglia.
Nel posticipo domenicale è l’Inter ad aggiudicarsi il derby di Milano, trascinata da una prova pazzesca del suo capitano Mauro Icardi. Una partita mozzafiato e ricca di colpi di scena. L’attaccante argentino consegna all’Inter il secondo posto con una tripletta. Il Milan gioca un brutto primo tempo, entra ed esce dalla partita più volte. Nella ripresa va meglio e in due occasioni riacciuffa la partita, prima con Suso e poi con Bonaventura, ma al novantesimo Icardi sentenzia su rigore.
Una giornata ricca di sorprese che porta tante novità anche guardando la classifica. E non c’è da dimenticare che la prossima settimana ci sarà Napoli-Inter, sfida al vertice. Un campionato un po’ particolare, nel quale conteranno moltissimo gli scontri diretti. E non abbiamo ancora visto niente…

 

Il ritorno di Higuain

Il ritorno di Higuain al gol in Champions apre la strada alla vittoria della Juventus

 

Chi pensava che le qualità di Gonzalo Higuain come goleador fossero da mettere in discussione era totalmente fuori strada. Il Pipita non segnava solamente da tre partite di campionato e una di Champions, persa al Camp Nou contro il Barcellona. Un po’ troppo poco per mettere sotto processo chi ha fatto del gol la sua caratteristica principale, il suo vizio migliore. Per l’attaccante argentino parlano i numeri della sua carriera.
Della Juventus di ieri sera ci sono molte cose da rivedere, ma quello che contava era solo ed esclusivamente la vittoria. E i bianconeri l’hanno ottenuta. Decisamente giusto accontentarsi, dato che è solo settembre, Allegri ha molte assenze pesanti e non è ancora mai riuscito a lavorare con la squadra al completo. Agli indisponibili Marchisio, Khedira, convocato ma praticamente inutilizzabile, Pjaca, De Sciglio e Howedes, si aggiunge all’ultimo anche Miralem Pjanic, bloccato da un risentimento muscolare. Cuadrado viene buttato in campo negli undici titolari, ma non è al meglio e si sacrifica. Allegri è costretto a ricorrere ad un 4-2-3-1 con Sturaro terzino destro, Bentancur (il ragazzo gioca con la testa alta, personalità da vendere) regista nel mezzo a fianco di Matuidi e Higuain in panchina, per la seconda partita consecutiva. Sorge spontanea una domanda: perché non schierare Barzagli terzino destro in una situazione di emergenza come questa, visto che il centrale toscano aveva già ricoperto quel ruolo in semifinale e finale di Champions, tra l’altro per scelta tecnica, pur avendo valide alternative? Sturaro è molto generoso come al solito, ma è chiaro a tutti che in quella posizione è spesso impacciato. Corre e si impegna, però fatica nei movimenti da terzino e nell’interpretazione del ruolo. La partita è molto dura, perchè i Greci dell’Olympiacos sono fisici, si chiudono e ripartono, mentre la Juventus non è in una delle sue migliori serate. Manovra poco fluida e troppi passaggi sbagliati che causano perdite nei tempi di gioco. Difficile verticalizzare per la grande densità attuata dagli avversari in mezzo al campo. Dybala fatica a trovare spazio fra le linee, non riuscendo quasi mai ad individuare la posizione giusta per ricevere il pallone, per puntare l’uomo o rendersi pericoloso. Le occasioni più chiare si creano verso la fine del primo tempo, quando Douglas Costa inizia a puntare l’uomo, creando superiorità numerica e ottenendo dei calci d’angolo. Buoni spunti del brasiliano, ma da lui è lecito aspettarsi molto di più. Si va a riposo sullo 0-0 e il primo quarto d’ora della ripresa continua sullo stesso filone del primo tempo, solo che la Juventus inizia a sprecare un po’ troppo. Mandzukic sbaglia due colpi di testa in area, cosa non da lui. Al 61′ la partita cambia: esce Cuadrado ed entra Gonzalo Higuain. Proprio il Pipita, otto minuti dopo l’ingresso, sblocca la partita su assist di Alex Sandro e si lascia andare ad un urlo liberatorio che, accompagnato da quello dei tifosi, si espande per tutto l’Allianz Stadium. Che questo gol sia di buon auspicio al numero nove, per togliersi di dosso un po’ di negatività, tornare sulle sue medie realizzative abituali, trovare la condizione fisica migliore e riconquistare la nazionale. Dieci minuti più tardi è Mandzukic a raddoppiare con un tocco sporco in area di rigore. Una partita tutt’altro che facile. Molto lavoro da fare per Allegri: recuperare gli assenti, migliorare atleticamente e trovare la quadratura perfetta per far rendere al meglio questa squadra. Per il momento va bene così, visto che è solo settembre…


Inter, Juve e Napoli: tris in vetta

Dopo l’Europa gol e vittorie, Inter Juve e Napoli in vetta alla classifica

Le big italiane tornano alla vittoria in seguito alle cattive prestazioni Europee. Tanti gol segnati e tris di squadre in vetta a punteggio pieno.
Crotone – Inter: quella di Crotone è la versione meno bella dell’Inter di quest’anno. Per tutto il primo tempo i nerazzurri non riescono mai a proporre buone trame di gioco. Manovra poco fluida e poche occasione create. Il Crotone ci mette cuore e grinta e si rende molto più pericoloso dell’Inter per buona parte della gara. Esemplare il miracolo di Handanovic su Rohden al 67′. Nel finale è però l’Inter a sbloccare la partita con un gol strano e fortunoso di Skriniar. Come la settimana scorsa, Perisic al 92′ chiude i conti. Gara sofferta, importante la vittoria per il primato in classifica, ma sicuramente un passo indietro a livello di gioco e prestazione per la squadra di Spalletti.
Roma – Hellas Verona: buona la prova della Roma sotto la pioggia dell’Olimpico. Tre punti che fanno comodo, anche perché i giallorossi hanno da recuperare una partita. Torna titolare Florenzi, dopo la doppia rottura del crociato. Alla mezz’ora del primo tempo la Roma è già in vantaggio di due reti, con Nainggolan e Dzeko. Il bosniaco realizza una doppietta andando in gol anche nella ripresa. Verona che chiude in dieci e che non entra mai praticamente in partita.
Sassuolo – Juventus: La squadra di Allegri riparte dopo la batosta di Barcellona nel segno di Dybala. Un nome, un numero, ovviamente il dieci, un uomo solo al comando. Da quando ha cambiato maglia, i numeri dell’argentino sono surreali. Otto gol in quattro partite, due triplette in due trasferte. Il suo sinistro disegna traiettorie paradisiache. Tiro a giro da fuori aria, colpo da calcio a cinque in mezzo a sei persone e palla all’angolino su punizione. La Juve gioca bene nel complesso, tranne qualche momento in cui cala la concentrazione, come nel caso del gol del momentaneo 1-2 di Politano. Funziona il centrocampo con Pjanic e Matuidi.
Napoli – Benevento: C’è veramente poco da commentare e dire su questa partita. Il Napoli archivia la pratica già alla mezz’ora del primo tempo, essendosi portato in vantaggio per 4-0. Solito gioco spumeggiante dei partenopei in casa. Possesso palla ubriacante, gioco di prima, tanti tiri, gol e divertimento. Sblocca Allan al 3′, tripletta di Mertens, grande gol di Insigne e si aggiunge anche Callejon. Un giusto modo per dimenticare la sconfitta in Champions. Le prime quattro giornate dicono che, per il momento, lo scudetto è una lotta fra Napoli e Juventus, anche se l’Inter non ne vuole assolutamente sapere di cedere il passo.
Milan – Udinese: Il Milan torna alla vittoria davanti al suo pubblico, riscattando la figuraccia della scorsa settimana contro la Lazio. Montella ripropone il 3-5-2 testato in Europa League. Il VAR annulla un gol per parte negando il vantaggio all’Udinese sullo 0-0 e la tripletta a Kalinic nel finale. Succede tutto nel primo tempo. Nel giro di dieci minuti Kalinic la sblocca su assist di Calabria, Lasagna pareggia con una bella rete di sinistro e Kalinic riporta in vantaggio il Milan al 31′. Nel secondo tempo la partita è aperta fino all’ultimo, perchè la squadra di Delneri attacca nel tentativo di acciuffare il pareggio.
Martedì e mercoledì si torna in campo per il turno infrasettimanale. Inter e Roma impegnate fuori casa, rispettivamente a Bologna e Benevento. La Lazio ospiterà il Napoli, la Juventus la Fiorentina. Milan di scena contro la Spal, di nuovo in casa.



La terza giornata di campionato

Dopo la sosta torna il campionato con la terza giornata

Dopo la sosta, torna di nuovo il campionato, per fortuna. Tocca ancora alla Juventus giocare la prima partita della terza giornata alle 18:00, in casa contro il Chievo. Strana situazione, considerate le fatiche della nazionale e il turnover da effettuare pensando alla trasferta di martedì al Camp Nou, primo big match della stagione. Per la prima volta, dopo tanti anni, la Juve scende in campo senza il blocco difensivo italiano: Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. Quasi da considerarsi un momento storico. Allegri schiera un 4-3-3 poco convincente, con Lichtsteiner capitano, Douglas Costa esterno di destra, Matuidi e Sturaro in mezzo al campo. La Juve trova il vantaggio grazie ad un’autorete di Hetemaj. Al decimo della ripresa entra in campo Paulo Dybala. Da questo momento in avanti qualsiasi parola spesa nel commentare questa partita risulta davvero inutile. Il numero dieci bianconero è un piacere per gli amanti del calcio. Il giocatore più forte e decisivo del nostro campionato. Imprendibile per difensori e centrocampisti. Con il gioiello argentino la Juve cambia ritmo, Higuain raddoppia su assist di Pjanic e Dybala fa 3-0 con un colpo di biliardo all’angolino. Testa al Barcellona.
Rinviata Samp-Roma per il maltempo, alle 12:30 di domenica è il turno dell’Inter, in casa contro la Spal. Nerazzurri obbligati a fare la partita e vincere, dato il tanto entusiasmo e i molti tifosi presenti a San Siro, intorno ai 60.000. Spalletti si affida al suo classico 4-2-3-1 con Gagliardini vicino a Borja Valero in mezzo al campo. La Spal entra in campo con organizzazione e personalità. Al 27′ del primo tempo i nerazzurri sono protagonisti, per la terza volta in tre partite, di un episodio che chiama in causa il VAR. La tecnologia concede un rigore all’Inter, precedentemente considerato fuori area dall’arbitro. Mauro Icardi trasforma dal dischetto. Cinque gol in tre partite per il capitano dell’Inter, esattamente come il suo compagno di nazionale Dybala. Nella ripresa l’Inter si addormenta un po’ invece di affondare e cercare il secondo gol. Brozovic entra al posto di Joao Mario e Skriniar colpisce una traversa pazzesca da trenta metri. La Spal lotta, non molla e si fa pericolosa in qualche occasione. L’Inter soffre, ma Perisic chiude i conti realizzando un meraviglioso gol al volo di sinistro a tre minuti dal novantesimo. Palla sotto il sette e Inter a punteggio pieno.
All’Olimpico di Roma la gara inizia con un’ora di ritardo rispetto agli altri campi, alle 16:00 invece che alle 15:00. I problemi legati all’ondata di maltempo che ha investito l’Italia si fanno sentire anche nella capitale. Contro una Lazio in ottima condizione atletica si consuma la prima sconfitta stagionale del Milan. Un pomeriggio completamente da dimenticare. Di questo Milan c’è poco da salvare. I primi sessanta minuti sono un incubo, specialmente quelli che vanno dal 38′ del primo tempo al 49′ del secondo. In questo arco di tempo il ciclone Immobile si abbatte sulla retroguardia dei rossoneri in maniera incontrastata. Tripletta rapida e cinica. Luis Alberto completa il poker in contropiede a campo aperto. Gli uomini di Montella non riescono a reagire. Nella prima mezz’ora la manovra è lenta e il Milan non è mai pericoloso. Quando Montolivo prova a scuotere i compagni è troppo tardi. Inutile il suo gol che fissa il punteggio sul definitivo 4-1. C’è bisogno di lavorare e di trovare i meccanismi giusti. Insomma, di diventare più squadra. Al contrario, ottima la prova della Lazio. Nei minuti iniziali, Bastos entra al posto di Wallace per infortunio e gioca una buona partita. Biancocelesti solidi e rapidissimi in contropiede quando c’è spazio. Se la Lazio vera è questa, sicuramente fa parte delle prime cinque forze della Seria A.
Niente turnover per il Napoli, impegnato nel posticipo delle 20:45 in casa del Bologna. Classica partita in cui, guardando solo il risultato, si ipotizzerebbe un dominio del Napoli dall’inizio alla fine. Tutt’altro che così. Serata difficile per la squadra di Sarri, meno spumeggiante del solito. Il Napoli dello scorso anno forse non l’avrebbe vinta una gara così. Per portare a casa i tre punti, i partenopei devono sempre esprimere il loro gioco al cento per cento. Saper vincere anche non giocando al meglio è indice di maturità ed esperienza. E c’è ancora da migliorare sotto questo punto di vista. Vittoria importante che permette al Napoli di agganciare la Juve e l’Inter in testa alla classifica a punteggio pieno. Prima di passare in svantaggio, il Bologna si rende pericoloso più volte, specialmente con Verdi. Koulibaly obbligato ad un salvataggio sulla linea sullo 0-0. Al 66′ la sblocca il Napoli, complice la difesa del Bologna, con un classico gol sull’asse Insigne-Callejon. Dilaga nel finale grazie ai gol di Mertens e Zielinski.