La via della seta del III millennio

La via cinese per l’apertura del mondo alla globalizzazione

Xi Jinping è da poco entrato nell’Olimpo dei leader cinesi, in seguito al 19° congresso del partito, come Mao Zedong e Deng Xiaoping. Xi si appresta a dare il via a uno dei progetti infrastrutturali più importanti di sempre: la creazione di una nuova via della seta.

L’antica via della seta

La via della seta nell’antichità

La via della seta era un percorso che univa oriente e occidente, crocevia di merci e culture. La Via era costituita da un reticolo che si sviluppava per circa 8.000 km, tra itinerari terrestri, marittimi e fluviali. Su questi percorsi, nell’antichità, si sono snodati i commerci tra l’impero cinese e quello romano. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente.

La via della seta del nuovo millennio

Il progetto di Xi è molto articolato e divide la Via in rami terrestri e marittimi. La prima delle diramazioni terrestri partirà dalla Cina, toccando i confini nord dell’Afghanistan, per arrivare a Istanbul, che fungerà da hub per le merci dirette nell’Europa meridionale. La seconda via terrestre passerà integralmente sul territorio russo, trasformando Mosca nella porta d’ingresso per le merci destinate all’Europa settentrionale. Per quello che riguarda il ramo marittimo della Via, una ramificazione andrà direttamente a servire l’America settentrionale, con una “scorciatoia” per Oceania e America meridionale. Il canale marittimo che più interessa l’Europa, e in particolare l’Italia, è la nuova rotta che attraversa il canale di Suez. Le merci cinesi destinate all’Europa arriveranno in Italia, piuttosto che a Rotterdam, con un viaggio che si ridurrà di 7 giorni e che permetterà di abbattere i costi del 10%.

Un’occasione per l’Italia ?

Naturale candidato a diventare l’hub italiano verso le vie gommate europee, sarebbe il porto di Taranto. Per la città sarebbe una seconda opportunità, da quando nel 2010 i cinesi approfittando della crisi greca decisero di puntare sul Pireo come punto di arrivo delle loro merci in Europa. Per nostra fortuna la partita ancora non è chiusa, ma lo potrebbe essere presto.

Il progetto

Paesi coinvolti nella nuova via della seta

Il presidente della Cina ha lanciato il progetto della Via nel lontano 2013 col nome di Obor (One Belt One Road= Una Cintura Una Via). Nonostante il progetto toccasse direttamente una quarantina di paesi, più altrettanti interessati a partecipare, l’avvio è avvenuto in sordina. I primi passi attuati dalla Cina furono la realizzazione della prima FOB (forward operating base) in Gibuti, per proteggere i propri lavoratori all’opera per modernizzare il paese del Corno d’Africa, che per la sua posizione permette il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb. Nel frattempo, altri lavoratori cinesi potenziavano altri porti in varie parti del globo. La mossa successiva fu il rilancio del progetto col nome di Bri (Belt and Road Iniziative) avvenuto a metà del 2016. Poco dopo furono sbloccati oltre 100 miliardi per l’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank) con l’obiettivo di arrivare entro il 2020 ad attrarre investimenti nell’ordine del trilione di dollari.

Le motivazioni della Cina

Il progetto del paese dei Dragoni, non ha solo finalità di ampliamento dei mercati, ma anche quello di evitare lo strangolamento economico. Per fortuna di Xi, l’arrivo di Trump ha allentato il nodo attraverso la rinuncia dell’America al TPP (Trans-Pacific Partnership), che favoriva i commerci tra 12 paesi che si affacciano sul Pacifico a scapito della Cina. Restano comunque dei pericoli per il colosso cinese nel progetto per la creazione di un arco “Indo-pacifico”, guidato da Giappone e India. I due pericolosi vicini della Cina avranno il compito di limitarne i commerci, con l’obiettivo di danneggiare l’economia del paese. Per evitare ciò Xi punta molto, se non tutto, sulla Via della seta. In caso di fallimento dell’iniziativa, la Cina vedrebbe la sua credibilità a livello internazionale ridimensionata, dopo i tanti sforzi fatti per accrescerla. Al contrario ,una buona riuscita dell’impresa, consacrerebbe il paese nell’Olimpo delle superpotenze, aggiungendo al tavolo internazionale un attore con risorse economiche e capitale umano mai visti finora.

Moda uomo: Una primavera estate 2018 di revival

Si sono da poco concluse le più importanti man’s fashion week : Milano e Parigi.

Tirando le somme, vi mostriamo una piccola guida su abiti, scarpe ed accessori da avere assolutamente nel guardaroba maschile per la primavera estate 2018.

La camicia, intramontabile passe-partout dell’abbigliamento maschile, viene vista sotto una nuova luce. Destrutturata sulla passerella di Marni, con foto d’autore e over quella pensata dallo stilista Jil Sander, ricca di  ridondanti decori quella firmata Ports 1961.

Non solo camicie ma anche giacche destrutturate. Il completo perde rigidità e rigore ma non l’eleganza, accompagnando la fluidità del corpo di chi lo indossa. Così il blazer non è più solo il capo da ufficio ma diventa il compagno ideale anche per il tempo libero. Lo presenta in tessuto leggero grigio antracite il maestro indiscusso del genere, Giorgio Armani.

Come nelle passerelle femminili anche in quelle maschili vengono riproposti i bermuda cachi. Bellissime le “divise”  proposte da Prada e Salvatore Ferragamo.

Tra le stampe tipiche della primavera estate le intramontabili stripers. Si portano in estate come tutto l’anno.  A bande larghe per Vivienne Westwood, gessate dai colori soft per Diesel Black Gold e Daks.  Black and white sulla passerella di Givency by Riccardo Tisci.

Stampe floreali per gli uomini più eclettici, total look ricchi di petali e trionfanti di colori arrivano dal catwalk di Fendi ed ovviamente Gucci.

Meno banale la stampa a quadretti ed a dar vita ad outfit che non passano inosservati ci pensa J.W Anderson con una stampa multicolor e da Gosha Rubchinskiy che le abbina alle bretelle accostamento assolutamente da riproporre.

Il denim, il tessuto per eccellenza si fa spazio e regna sopra ogni altra cosa. I look diventano monotessuto c’è solo un’indicazione da tenere a mente : il lavaggio per la prossima stagione deve essere rigorosamente chiaro e delavè. Detta tale legge tra i tanti Sulvam.

 

Infine, i seventies, decennio ultimamente molto contemplato: se Ballantyne ne recupera le geometrie esagerate, stampandole sui maglioni, Ermanno Scervino trova nuovi volumi più contemporanei per i completi da dandy con microstampe e broccati in colori cupi dalle linee slim. Infine, Bally prende in prestito i colori accesi, per dare forma ai nuovi completi da giorno: abbinati a camicie dai colori pastello con stampe più tenui, gamba slim ma leggermente svasata sul fondo. I seventies sono tornati per rimanere.