ROMA: L´ISIS RECLUTA UOMINI NEL CARCERE DI REBIBBIA. PERQUISIZIONI E SEQUESTRI IN TUTTO IL LAZIO.

Non hanno certo messo la bandiera del Califfato sul Colosseo come avevano minacciato, ma a Roma, Capitale d´Italia, ci sono arrivati, o comunque ce li abbiamo portati.

E´ nel carcere romano, dove era detenuto per altri reati che Saber Hmidi il tunisino di 34 anni arrestato nell’ambito dell’indagine antiterrorismo condotta dalla Digos di Roma e dalla polizia penitenziaria perche’ considerato appartenente all’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia faceva proseliti e cercava di convincere altri detenuti ad entrare nelle file delle organizzazioni terroristiche.

“Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani”, avrebbe detto ai compagni di cella il tunisino.

Pare che piu volte abbia minacciato anche gli agenti della polizia penitenziaria “Vi taglio la testa se non mi accontentate”.

Secondo le indagini condotte dal Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, in coordinamento con la Digos, “Hmidi Saber ha manifestato atteggiamenti coerenti con l’ideologismo dell’Isis mediante aggressioni intramurarie nonché con il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per assolvere il Jihad”, dice il Sappe.

 

 

Baby Gang

Delinquenza minorile in aumento: nascono le baby gang

Nella società in cui ci si ritrova a vivere, la criminalità non è di certo una novità, esiste da sempre, ma sembra proprio che con il trascorrere del tempo tale fenomeno abbia registrato un notevole aumento e un cambiamento riguardante il modo e coloro i quali commettono un crimine.

Infatti le bande giovanili che in passato combattevano per i propri ideali, per un qualcosa in cui credevano fortemente al punto da volerlo trasmettere agli altri, non esistono più e sono state sostituite dalle “Baby Gang”, ossia organizzazioni costituite da minori di età compresa tra i 7 e i 14 anni che imitano le organizzazioni criminali costituite da adulti, copiandone linguaggio e modi di agire. La maggior parte sono ragazzi provenienti da famiglie con condizioni socio-educative critiche, la restante parte, invece comprende ragazzi provenienti da famiglie agiate, i quali sembra inizino a delinquere, per puro spirito di trasgressione, ormai stanchi della propria vita e delle regole imposte dalla famiglia. Importante, però  è capire, a prescindere dalla famiglia di appartenenza, cosa spinga questi ragazzi ad affacciarsi al mondo della criminalità.

Recenti studi dimostrano che la principale causa sia un disagio psicofisico, la voglia di apparire più forti, infatti non è un caso che il bersaglio preferito dei piccoli delinquenti siano proprio gli anziani e i disabili, spesso incapaci di difendersi. Non bisogna dimenticare, poi, il contesto familiare: molti sono i ragazzi i quali, in preda alla sofferenza per la separazione dei coniugi, entrano a far parte di queste organizzazioni che vedono come il nucleo familiare perso. A tal proposito, è opportuno dire che il contrasto alla criminalità giovanile deve iniziare dalle famiglie, le quali hanno il dovere, tramite una dolce severità, di impartire regole ben precise, ascoltare i propri figli. Ad offrir loro sostegno, deve esservi la scuola, favorendo meno nozionismo e più lezioni di vita. Perché, la criminalità giovanile è un fenomeno in aumento al quale si può ancora porre fine. Occorre solo che famiglie, scuole e istituzioni collaborino, in quanto responsabili della formazioni degli uomini del domani.

Bullismo

Il bullismo: un fenomeno da non sottovalutare

Esistono silenzi, i quali parlano più di quanto si riesca ad esprimere utilizzando le parole. Sono i silenzi di chi dentro se nasconde un dolore senza paragoni e aspetta solo qualcuno capace di ascoltarli, di aiutarli.

Sono questi, ragazzi vittime di bullismo, un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale il quale si manifesta in particolar modo tra gli adolescenti, ma non è circoscritto a nessuna categoria sociale e anagrafica. Quest’ultimo si evolve in base all’ età, infatti in età adulta lo si ritrova in troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. Recenti studi eseguiti nelle scuole superiori hanno dimostrato che un ragazzo su due subisca violenza verbale, fisica e psicologica, mentre il 33% è vittima di ricorrenti abusi. Sebbene il fenomeno sia in larga crescita, si tende ancora a conferirgli poca importanza, lo si sottovaluta. Ciò si evince dal fatto che purtroppo solo il 3,4% denunci l’ isolamento al quale è sottoposto e l’ 11% dichiari di essere stato minacciato.

Una società civile non può tollerare tutto questo, non può tollerare che la vita di un ragazzo possa essere rovinata da un fenomeno tanto spregevole, sia per chiunque ne sia vittima, sia per chiunque lo commetta. La lotta contro il bullismo, dovrebbe iniziare nelle scuole, perché queste ultime sono i luoghi responsabili della formazione dei ragazzi, occorre sottoporre loro dei questionari in cui si parli del fenomeno e si faccia capire a chi rivolgersi qualora se ne verifichi qualche episodio. È importante che i ragazzi vedano le istituzioni come propri amici, capaci di fornire loro aiuti, quando è necessario. Perché, è di questo che necessitano i giovani: punti di riferimento capaci di guidarli nel lungo percorso della vita.

Importante, è anche far capire che il bullismo sia un reato e, in quanto tale, vada assolutamente denunciato. Porre fine al tutto è possibile, basta volerlo. Basta conferire voce ai silenzi, spesso più rumorosi di quanto si creda.