L’aborto fra gli intrecci della politica internazionale

Siamo abituati a pensare la politica internazionale in termini di guerre, di confini, di relazioni economiche e politiche fra gli Stati. Negli ultimi giorni però a dividere il panorama mondiale è stato un tema che di solito non è sotto i riflettori della politica internazionale, un tema delicato dietro il quale si celano enormi interessi e circolano fiumi di denaro da un continente all’altro: l’aborto.

Il ripristino della “Mexico City Policy” da parte di Trump

Tutto ha inizio il 23 gennaio, quando il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump firma nello studio ovale un memorandum1 che ripristina la “Mexico City Policy”, abolita da Obama otto anni prima. Con la reintroduzione di tale politica, viene bandito il finanziamento federale degli Stati Uniti a ONG straniere che offrono o promuovono attivamente l’aborto, qualunque sia la provenienza dei fondi usati a tale scopo2 (la politica ha comunque eccezioni per gli aborti in seguito a stupri, incesti o condizioni che minacciano la vita della donna).

Donald Trump firma il memorandum che ripristina la “Mexico City Policy”
Lilianne Ploumen, ministro olandese per il commercio internazionale e la cooperazione per lo sviluppo e lanciatrice del fondo “She Decides”

È necessario ricordare che anche in precedenza, sotto Obama, la legge USA vietava il finanziamento federale diretto per servizi d’aborto. Ma prima del ripristino della “Mexico City Policy”, le ONG che fornivano o promuovevano l’aborto usando a tal fine fondi non statunitensi, potevano comunque ricevere finanziamenti dagli USA per altri programmi, per esempio la contraccezione.

Trump non ha solo ripristinato la norma, ma l’ha estesa: in passato, quando era stata in vigore sotto Reagan e i Bush, la misura si applicava solo alle organizzazioni che ricevevano finanziamenti dagli USA per la pianificazione familiare, ora invece il requisito di “non eseguire o promuovere attivamente l’aborto” si applica a tutte le organizzazioni che ricevono fondi per attività sanitarie in genere. A tal proposito va sottolineato che gli Stati Uniti sono il maggior singolo donatore ai gruppi che forniscono servizio sanitario nel mondo3. I fondi destinati a programmi di sanità globale costituiscono la voce più ricca della previsione di bilancio del 2017 delle spese degli USA dirette all’estero, ammontando a ben 8,6 miliardi di dollari (fonte: Washington Post4).

Ma quali saranno gli effetti nell’immediato? Secondo Jennifer Kates, vice presidente della Kaiser Family Foundation, in passato la “Mexico City Policy” ha riguardato 600 milioni di dollari di fondi pubblici e la nuova misura ne potrebbe tirare in ballo fino a 8 miliardi5. Comunque vada, saranno ingenti i finanziamenti non più elargiti alle ONG internazionali pro-aborto.

La reintroduzione della norma ha scatenato reazioni contrapposte nella società civile americana. Secondo i gruppi pro-vita finalmente si è riconosciuto che i soldi dei contribuenti non possono essere usati per sostenere organizzazioni di cui molti non condividono gli ideali. Alcuni suggeriscono che i fondi non più conferiti alle ONG pro-aborto potranno essere ridestinati a quelle che forniscono assistenza alle madri senza ricorrere all’interruzione di gravidanza. D’altro canto i gruppi pro-scelta si sono scagliati contro quella che chiamano global gag rule (“legge bavaglio globale”), sostenendo che danneggerà le donne e sarà controproducente, perché aumenterà il numero di aborti insicuri, morti per parto e gravidanze indesiderate6.

Due fra le maggiori ONG sanitarie che sostengono l’aborto nel mondo, cioè l’International Planned Parenthood Federation (IPPF) e la Marie Stopes International (MSI), hanno reso noto che non si adegueranno alla norma e dunque perderanno i finanziamenti federali statunitensi. L’IPPF ha parlato di una perdita di fondi per 100 milioni di dollari all’anno3. Anche Marie Stopes International perderà una notevole quantità di denaro: dati del governo USA mostrano che fra 2010 e 2015 il solo programma governativo SIFPO (Support for International Family Planning Organizations) ha permesso il conferimento a tale gruppo di circa 40 milioni di dollari7. Per avere un’idea dell’attività di queste organizzazioni basta leggere il “Rapporto sull’Impatto Globale” della Marie Stopes International: nel solo 2015 questa associazione ha eseguito ben 3,4 milioni di aborti e cure post-aborto in tutto il mondo8. Infatti obiettivo di queste ONG è, oltre a fornire servizio sanitario, diffondere ed estendere i cosiddetti “diritti riproduttivi”, fra i quali appunto il diritto all’aborto.

I legami politici delle ONG pro-aborto dalle Nazioni Unite alla Clinton

Ovviamente gli interessi in gioco sono grandi e superano il mero dato finanziario. Infatti i legami politici delle ONG sanitarie pro-aborto sono numerosi e si estendono a tutto il mondo, comprendendo anche attività di pressione sui governi e sull’opinione pubblica degli Stati in cui l’aborto non è ancora legale. Nonostante la loro attività non sia sempre cristallina, godono di un’influenza enorme sui Paesi cosiddetti in via di sviluppo e spesso hanno rapporti privilegiati con le Nazioni Unite. Basti pensare che la già citata IPPF è attiva in oltre 180 Paesi attraverso gruppi affiliati e altre associazioni ed è supportata da istituzioni potenti, come il fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNPFA), la Banca Mondiale e la Commissione Europea, che fra il 2010 e il 2015 destinò circa 20 milioni di euro all’IPPF (fonte: European Central Database). Considerati i forti rapporti di potere di queste ONG, probabilmente non saranno danneggiate più di tanto dalla decisione di Trump.

Rapporti di potere: Hillary Clinton parla a un evento della Planned Parenthood, ONG sanitaria pro-aborto

L’intreccio politico si allarga quando si scopre che alcuni progetti a cui partecipano l’IPPF9 e Marie Stopes International10 sono supportati anche dalla fondazione Clinton. Non è un mistero che la Clinton sia un’accanita sostenitrice dell’aborto: fra le altre cose, nel 2003 votò al Senato contro il divieto all’aborto con nascita parziale (Partial Birth Abortion Act). Ma c’è dell’altro. Hillary Clinton è molto legata anche a un’altra associazione pro-aborto: Planned Parenthood, filiale statunitense della già citata IPPF e organizzazione controversa che nel 2015 fu colpita da uno scandalo riguardante la vendita di tessuti fetali di bambini abortiti11.

Nelle presidenziali 2016 Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood, diede il suo sostegno alla Clinton e l’organizzazione finanziò copiosamente la campagna elettorale dei democratici. Attraverso il suo braccio politico Planned Parenthood Action Fund e donazioni di individui e comitati legati all’associazione, il gruppo arrivò a donare direttamente 1.100.272 dollari ai democratici, senza contare i fondi investiti in attività di lobbismo (fonte: Center for Responsive Politics – 8 febbraio 2017)12.

 

Scontro aperto fra pro e antiabortisti

Dati questi presupposti, i rapporti con il neo-eletto presidente Trump non potevano essere dei migliori. Il 21 gennaio 2017, proprio il giorno successivo all’insediamento di Trump, la Marcia delle Donne invade le strade di Washington per protestare contro Trump. Ma l’evento, fatto passare per spontaneo e popolare, non avrebbe mai avuto così tanta risonanza senza l’appoggio decisivo di gruppi potenti, fra i quali proprio Planned Parenthood, che è premier partner della marcia13 e il cui simbolo campeggia in bella mostra su alcuni cartelli dei manifestanti e sul palco da cui intervengono gli oratori. È un’occasione per l’organizzazione di mostrare i muscoli e di farsi pubblicità davanti al mondo, facendo vedere quanto sia forte la lobby abortista.

Il 23 gennaio Trump risponde ripristinando la “Mexico City Policy”.

Il nuovo scontro fra abortisti e antiabortisti, ormai infuocato, non rimane circoscritto ai confini statunitensi e arriva in Europa, dove le classi dirigenti socialdemocratiche colgono l’occasione per rimarcare ancor più la loro distanza dal neoeletto presidente statunitense. Il 24 gennaio, appena un giorno dopo l’ordine esecutivo di Trump, avviene un colpo di scena, sicuramente già pronto nel cassetto e tirato fuori con magistrale tempismo. Il ministro olandese per il commercio internazionale e la cooperazione per lo sviluppo, Lilianne Ploumen, lancia un’iniziativa di raccolta fondi dal nome “She Decides” (“Decide Lei”) per finanziare le organizzazioni internazionali pro-aborto che perderanno i fondi federali USA per effetto della “Mexico City Policy”14. Un tema di bioetica entra dunque con prepotenza nella politica internazionale e, mentre i media dipingono Trump come un oppressore dei diritti delle donne, i socialdemocratici europei – in pieno declino politico – cercano di riguadagnare parte della popolarità perduta accreditandosi come eroi anti-Trump.

L’iniziativa – si legge sul sito ufficiale – “mira ad aumentare il supporto finanziario e politico per la salute sessuale e la pianificazione familiare nel mondo e a mitigare l’impatto dei diminuiti fondi USA”15. Si comprende dunque che la questione dell’aborto a livello mondiale è innanzitutto una questione politica: vi sono organizzazioni sanitarie e Stati che ne supportano apertamente la legalizzazione e la diffusione in tutto il mondo, in un’operazione che alcuni definiscono di estensione dei diritti umani e di miglioramento della sanità globale, altri invece di mero colonialismo ideologico.

Infatti la presenza delle ONG sanitarie che hanno fra i loro obiettivi la diffusione del diritto all’aborto e della sua pratica è rilevante nei cosiddetti Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, spesso poco indipendenti politicamente e in mano a governanti corrotti: vi è dunque il rischio che essi divengano ostaggio di queste potenti organizzazioni pro-aborto. Come a dire: “se vuoi che offriamo assistenza sanitaria al tuo popolo, devi lasciarci promuovere l’aborto”. Questi gruppi internazionali, come visto, dispongono di grandi finanziamenti e sostegni politici, grazie ai quali possono facilmente installarsi in molti Paesi e agire direttamente per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza o per l’estensione delle norme a essa relative, infiltrandosi nelle questioni interne di altre nazioni. Perciò viene spontaneo chiedersi: siamo forse di fronte a un nuovo colonialismo? Inoltre il sostegno indiscriminato di molti Stati, soprattutto occidentali, permette a queste ONG di sdoganare l’aborto a livello mondiale, facendolo passare come una pratica normale, una semplice cura medica. Infine non dimentichiamo che tali sforzi politico-finanziari sono sostenuti dagli Stati attraverso i soldi dei loro contribuenti, che sono obbligati a pagare per l’aborto e la promozione di esso all’estero.

Tornando all’iniziativa “She Decides”, dopo il lancio del neonato fondo il governo olandese vi destina subito una somma di 10 milioni di euro16, seguito da Belgio e Danimarca17, che contribuiscono con un’identica cifra. Anche Svezia, Canada, Lussemburgo, Finlandia, Capo Verde, Estonia e Portogallo aderiscono al progetto, mentre nel frattempo Australia18 e Norvegia19, pur non supportando direttamente l’iniziativa, annunciano un aumento dei fondi a sostegno della pianificazione familiare e dell’aborto.

Ma non è finita qui.

Il 2 marzo il governo belga ospita a Bruxelles una conferenza ministeriale con lo scopo di far partire il supporto finanziario all’iniziativa. Rappresentanti di circa 50 governi assistono all’evento e intervengono, fra gli altri, l’ideatrice del progetto e ministro dello sviluppo olandese Lilianne Ploumen, la sua controparte belga Alexander De Croo e quella canadese Marie-Claude Bibeau20,21.

Una sorta di alleanza internazionale socialdemocratica si sta formando intorno al tema: se in pochi giorni così tanti governi si stanno schierando in difesa delle ONG pro-aborto, questo è un ulteriore segno che vi sono grandi interessi e legami politici nascosti dietro la promozione della pratica a livello mondiale.

 

  1. https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/01/23/presidential-memorandum-regarding-mexico-city-policy
  2. http://kff.org/global-health-policy/fact-sheet/mexico-city-policy-explainer/
  3. https://www.theguardian.com/world/2017/jan/23/trump-abortion-gag-rule-international-ngo-funding
  4. https://www.washingtonpost.com/graphics/world/which-countries-get-the-most-foreign-aid/
  5. http://www.politico.com/story/2017/01/trump-revives-funding-ban-to-groups-promoting-abortion-overseas-234038
  6. http://edition.cnn.com/2017/01/23/politics/trump-mexico-city-policy/index.html
  7. http://pdf.usaid.gov/pdf_docs/PA00JQ1X.pdf
  8. http://global-impact-report.mariestopes.org/
  9. https://www.clintonfoundation.org/clinton-global-initiative/commitments/experiment-health-financing-and-social-enterprise
  10. https://www.clintonfoundation.org/clinton-global-initiative/commitments/creating-healthiest-generation-ever
  11. http://www.politico.com/story/2015/07/hillary-clinton-planned-parenthood-ties-120794
  12. https://www.opensecrets.org/orgs/totals.php?id=D000000591&cycle=2016
  13. https://www.womensmarch.com/partners/
  14. https://www.nytimes.com/2017/02/20/health/lilianne-ploumen-abortion-gag-rule-she-decides.html?_r=1
  15. https://www.shedecides.com/the-initiative.html
  16. https://www.government.nl/latest/news/2017/01/28/minister-ploumen-launches-she-decides
  17. https://www.devex.com/news/europe-raises-at-least-32-2m-to-plug-global-gag-rule-shortfall-89659
  18. https://www.devex.com/news/australia-responds-to-the-global-gag-rule-89654
  19. http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-norway-abortion-idUSKBN15Z1KL
  20. http://www.government.se/4927a5/contentassets/55e247b70faf4f1485e2c58b413c8a10/she-decides-one-pager.pdf
  21. https://www.theguardian.com/global-development/2017/mar/02/countries-to-join-forces-to-raise-funds–safe-abortions-trump-order-conference-global-gag-rule
    https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/soldi-ue-per-gli-aborti
    https://www.rtbf.be/info/monde/detail_conference-she-decides-181-millions-d-euros-deja-recoltes?id=9543688

 

Presidente PE a Pieve Torina

Il Presidente del Parlamento Europeo visita le zone terremotate

Le immagini sopra si riferiscono a Pieve Torina, mentre sotto possiamo vedere le immagini della visita a Camerino.

 

Ed ecco alcuni brevi video della visita:

Antonio Tajani Presidente

Antonio Tajani guiderà il Parlamento europeo

L’aula ha scelto.

Antonio Tajani è stato eletto Presidente del Parlamento europeo.

Pare che l’esperienza, le competenze e lo stile di Tajani abbiano conquistato eurodeputati di diverse nazionalità e gruppi politici.

X voti, un risultato che va ben oltre i seggi del Partito dei Popolari, dati alla mano pare che l’ormai ex Vicepresidente del Parlamento abbia ricevuto voti da tutti gli schieramenti politici presenti in aula.

Una nuova pagina  per l’Europa, una svolta epocale per l’Italia, che per la prima volta, da quando il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale, vede un suo cittadino alla guida della prestigiosa aula.

Eurodeputato dal 1994, commissario all’industria, vicepresidente della Commissione, Vicepresidente del Parlamento, tutti sembrano fiduciosi che un uomo di questo calibro possa guidare l’Europa fuori dalla crisi in cui versa.

La nuova limousine di TRUMP avrà; sacche di sangue, fucili e cannoni a gas.

Ha suscitato curiosità la richiesta del Presidente Trump di apportare alcune modifiche alla limousine presidenziale.

La nuova limousine presidenziale di Donald Trump sarà completamente rifornito di armi, finestre e porte a prova di proiettile, e persino di sacche di sangue per il presidente eletto in caso di emergenze.


La limousine "Cadillac One", verrà inaugurata il giorno di presentazione del nuovo Presidente alla Casa Bianca.

La nuova limousine presidenziale, avrà un costo di $ 1,5 milioni, il New York Post ha riferito.

E´ curioso anche il fatto che l´auto sarà blindata come un mezzo militare rendendo le porte così pesanti che il presidente Trump non sarà in grado di aprirle dall'interno.

M5S: GRILLO IN TRIBUNALE, STATUTO E REGOLAMENTO CONTRO LA LEGGE.

Settimana di scivoloni per il MoVimento 5 Stelle, l’uscita dagli EFDD prima, il rifiuto dell’Alde poi e ora guai giudiziari.

Sia lo Statuto che il nuovo Regolamento M5s che stabilisce le espulsioni, votato in rete ed approvato lo scorso ottobre finiranno sotto processo.

Sono molti gli iscritti al M5s che, rappresentati dall’avvocato Lorenzo Borrè, hanno infatti deciso di impugnare Statuto e Regolamento davanti ad un giudice. In tribunale sarà chiamato a riferire Beppe Grillo in qualità di rappresentante legale dell’associazione M5s.

Per Statuto e Regolamento verrà anche chiesta al Tribunale la sospensione cautelare. A Grillo viene contestato di aver modificato Statuto e approvato il Regolamento con una votazione non assembleare, come espressamene previsto dalla legge, e senza aver raggiunto il quorum richiesto per le modifiche statutarie (75%). Sarebbe stata peraltro violata la norma che prevede che tutti gli iscritti vengano chiamati a votare: per Borrè, invece, “alcuni iscritti, pur non essendo espulsi, non sono stati convocati al voto ed hanno trovato il loro account per votare disabilitato mentre sono stati esclusi tutti gli iscritti dopo il 31/12/2015”. Altro tasto su cui puntano i ricorrenti è la “norma in bianco” sul nuovo regolamento fatta votare sullo Statuto. Nel merito del regolamento, invece, i ricorrenti ritengono violate le norme costituzionali che prevedono la libera manifestazione del pensiero così come vengono contestate le modalità di scelta del Collegio dei probi viri e del Comitato d’appello.

ROMA: L´ISIS RECLUTA UOMINI NEL CARCERE DI REBIBBIA. PERQUISIZIONI E SEQUESTRI IN TUTTO IL LAZIO.

Non hanno certo messo la bandiera del Califfato sul Colosseo come avevano minacciato, ma a Roma, Capitale d´Italia, ci sono arrivati, o comunque ce li abbiamo portati.

E´ nel carcere romano, dove era detenuto per altri reati che Saber Hmidi il tunisino di 34 anni arrestato nell’ambito dell’indagine antiterrorismo condotta dalla Digos di Roma e dalla polizia penitenziaria perche’ considerato appartenente all’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia faceva proseliti e cercava di convincere altri detenuti ad entrare nelle file delle organizzazioni terroristiche.

“Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani”, avrebbe detto ai compagni di cella il tunisino.

Pare che piu volte abbia minacciato anche gli agenti della polizia penitenziaria “Vi taglio la testa se non mi accontentate”.

Secondo le indagini condotte dal Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, in coordinamento con la Digos, “Hmidi Saber ha manifestato atteggiamenti coerenti con l’ideologismo dell’Isis mediante aggressioni intramurarie nonché con il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per assolvere il Jihad”, dice il Sappe.

 

 

Utero in affitto: come comprare un bambino su Internet

Esiste un sito (per la verità, più d’uno) che offre uteri in affitto in Ucraina. Si occupa di tutto: analisi cliniche, soggiorno sul posto (in ville pacchianissime con Jacuzzi in oro), pratiche burocratiche. Questa agenzia sottopone un catalogo di giovani ragazze donatrici di ovocita. E uno se la sceglie come vuole: bionda, mora, occhi azzurri, verdi, etc. Dopo nove mesi, si va a Kiev a prendere il pupo. Il pacchetto “chiavi in mano” costa 29.900. Ma per i più esigenti ci sono anche i servizi vip. Noi abbiamo chiamato e abbiamo scoperto che…

—Guarda l’inchiesta di Emanuele Ranucci e Paolo Emilio Russo per Libero Quotidiano—

Baby Gang

Delinquenza minorile in aumento: nascono le baby gang

Nella società in cui ci si ritrova a vivere, la criminalità non è di certo una novità, esiste da sempre, ma sembra proprio che con il trascorrere del tempo tale fenomeno abbia registrato un notevole aumento e un cambiamento riguardante il modo e coloro i quali commettono un crimine.

Infatti le bande giovanili che in passato combattevano per i propri ideali, per un qualcosa in cui credevano fortemente al punto da volerlo trasmettere agli altri, non esistono più e sono state sostituite dalle “Baby Gang”, ossia organizzazioni costituite da minori di età compresa tra i 7 e i 14 anni che imitano le organizzazioni criminali costituite da adulti, copiandone linguaggio e modi di agire. La maggior parte sono ragazzi provenienti da famiglie con condizioni socio-educative critiche, la restante parte, invece comprende ragazzi provenienti da famiglie agiate, i quali sembra inizino a delinquere, per puro spirito di trasgressione, ormai stanchi della propria vita e delle regole imposte dalla famiglia. Importante, però  è capire, a prescindere dalla famiglia di appartenenza, cosa spinga questi ragazzi ad affacciarsi al mondo della criminalità.

Recenti studi dimostrano che la principale causa sia un disagio psicofisico, la voglia di apparire più forti, infatti non è un caso che il bersaglio preferito dei piccoli delinquenti siano proprio gli anziani e i disabili, spesso incapaci di difendersi. Non bisogna dimenticare, poi, il contesto familiare: molti sono i ragazzi i quali, in preda alla sofferenza per la separazione dei coniugi, entrano a far parte di queste organizzazioni che vedono come il nucleo familiare perso. A tal proposito, è opportuno dire che il contrasto alla criminalità giovanile deve iniziare dalle famiglie, le quali hanno il dovere, tramite una dolce severità, di impartire regole ben precise, ascoltare i propri figli. Ad offrir loro sostegno, deve esservi la scuola, favorendo meno nozionismo e più lezioni di vita. Perché, la criminalità giovanile è un fenomeno in aumento al quale si può ancora porre fine. Occorre solo che famiglie, scuole e istituzioni collaborino, in quanto responsabili della formazioni degli uomini del domani.

Bullismo

Il bullismo: un fenomeno da non sottovalutare

Esistono silenzi, i quali parlano più di quanto si riesca ad esprimere utilizzando le parole. Sono i silenzi di chi dentro se nasconde un dolore senza paragoni e aspetta solo qualcuno capace di ascoltarli, di aiutarli.

Sono questi, ragazzi vittime di bullismo, un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale il quale si manifesta in particolar modo tra gli adolescenti, ma non è circoscritto a nessuna categoria sociale e anagrafica. Quest’ultimo si evolve in base all’ età, infatti in età adulta lo si ritrova in troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. Recenti studi eseguiti nelle scuole superiori hanno dimostrato che un ragazzo su due subisca violenza verbale, fisica e psicologica, mentre il 33% è vittima di ricorrenti abusi. Sebbene il fenomeno sia in larga crescita, si tende ancora a conferirgli poca importanza, lo si sottovaluta. Ciò si evince dal fatto che purtroppo solo il 3,4% denunci l’ isolamento al quale è sottoposto e l’ 11% dichiari di essere stato minacciato.

Una società civile non può tollerare tutto questo, non può tollerare che la vita di un ragazzo possa essere rovinata da un fenomeno tanto spregevole, sia per chiunque ne sia vittima, sia per chiunque lo commetta. La lotta contro il bullismo, dovrebbe iniziare nelle scuole, perché queste ultime sono i luoghi responsabili della formazione dei ragazzi, occorre sottoporre loro dei questionari in cui si parli del fenomeno e si faccia capire a chi rivolgersi qualora se ne verifichi qualche episodio. È importante che i ragazzi vedano le istituzioni come propri amici, capaci di fornire loro aiuti, quando è necessario. Perché, è di questo che necessitano i giovani: punti di riferimento capaci di guidarli nel lungo percorso della vita.

Importante, è anche far capire che il bullismo sia un reato e, in quanto tale, vada assolutamente denunciato. Porre fine al tutto è possibile, basta volerlo. Basta conferire voce ai silenzi, spesso più rumorosi di quanto si creda.