Ultimi sviluppi militari della Coalizione anti-ISIS

Le truppe irachene, quelle siriane e le milizie curde avanzano su tutti i fronti. Le linee di rifornimento del Califfato sono compromesse mentre l’aviazione russa colpisce senza pietà.

 

Le forze dell’ISIS continuano a subire l’iniziativa degli eserciti della Coalizione su tutti i fronti, sebbene le aeree urbane semidistrutte rendano la difesa a oltranza molto più facile per i guerriglieri del Califfato. A Raqqa, l’ufficiosa capitale dello Stato islamico, i miliziani sono stati respinti da circa il 60% dell’abitato, ormai completamente accerchiati e privi di qualsiasi linea di comunicazione. La cittadina di Tal Afar, a ovest di Mosul, ultimo caposaldo ISIS nella zona del nord Iraq, sta per essere definitivamente liberata e le linee di rifornimento degli islamisti stanno per essere tagliate dall’esercito siriano a Deir er Zor?. Ma andiamo con ordine ad analizziamo la situazione dal punto di vista strategico.

L’assedio di Mosul non si è ancora concluso: la lotta per Tar Afar

Nel mese di maggio, quando si capiva che a Mosul la situazione sarebbe diventata disperata, le forze ISIS hanno fatto affluire truppe in una cittadina chiamata Tal Afar, a circa 60 Km a ovest di Mosul. L’idea era quella di creare una seconda linea di difesa più arretrata, che permettesse di rendere da un lato difficoltoso il completo accerchiamento di Mosul da parte delle forze curde, e dall’altro di successivamente rallentare l’avanzata della coalizione verso ovest: questo perché a dividere il confine fra Iraq e Siria vi è solo una distesa semi desertica relativamente facile da attraversare per le forze della coalizione, in quanto le limitate risorse dell’ISIS non permettono una difesa in campo aperto (in primis perché non dispongono di alcun velivolo da contrapporre contro gli attacchi aerei della coalizione). Il 20 agosto è iniziato l’assedio della cittadina, con una guarnigione di miliziani stimata fra i 2.000 e i 4.000 uomini. Ormai l’assedio sta per concludersi, poiché la città è stata quasi completamente circondata: da nord avanzano le truppe curde, mentre da sud le milizie sciite tengono occupati i miliziani e le truppe dell’esercito iracheno avanzano da est con i blindati della Nona Divisione corazzata.

 

Mosul è indicata da un punto rosso in alto a destra. Accanto nella zona grigia isolata è possibile vedere Tal Afar, ormai isolata.

La vittoria a Raqqa passa per il paese di Deir er Zor

Come si può vedere dalla mappa la cittadina di Dei er Zor è uno degli insediamenti attraversati dalla rete stradale che, seguendo il corso dell’Eufrate, permette alle truppe dell’ISIS di far affluire uomini e materiali dal sud verso il fonte nord, in direzione di Raqqa. Ormai da giorni l’esercito siriano combatte per strappare questo caposaldo agli islamisti, così da chiudere del tutto la linea di rifornimento islamista e tagliare in due tronconi il territorio rimanente in mano al Califfato.

Nonostante la sua grande importanza strategica le truppe dell’ISIS non erano mai riuscite a liberare completamente la città, in quanto le due basi militari nella periferia erano sempre rimaste in mano all’esercito siriano, accerchiate dalle truppe islamiche per quasi tre anni. L’ultima grande offensiva lanciata dall’ISIS contro questa irriducibile guarnigione era stata scatenata nel gennaio scorso, ma era stata efficacemente respinta, anche grazie al supporto aereo fornito dall’aviazione russa. Ora la situazione si è rovesciata, e sono le truppe siriane a contendere la città alle milizie islamiche, che perdono costantemente terreno in città.

Un ruolo di primo piano è giocato dall’aviazione russa, che puntualmente offre appoggio e protezione aerea alle truppe di terra siriane: quattro giorni fa un attacco mirato ha permesso di distruggere completamente una colonna di circa 200 miliziani, diretta a supportare i loro compagni asserragliati nel centro della città.Per dare un’idea dell’enorme sforzo sostenuto dall’aviazione russa, il capo del dipartimento generale operativo dello Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, nella giornata di ieri ha dato una stima delle operazioni condotte in territorio Siriano: sono state compiute 28.000 missioni di combattimento e 90.000 incursioni (ovvero bombardamenti mirati) dall’inizio delle operazioni nel settembre del 2015.

 

 

Il Venezuela sull’orlo della guerra civile

La riforma costituzionale, la caduta del prezzo del greggio, l’inflazione…

Sono ormai giorni che le tragiche notizie provenienti dal Venezuela occupano i titoli di giornali e telegiornali. Il paese latinoamericano si trova a dover fronteggiare una situazione che presenta tutte le caratteristiche dei prodromi di una guerra civile. Ma a ben vedere si trattava di una tragedia annunciata.

Sono passati quattro anni dalla morte di Hugo Chavez, il carismatico ex presidente del Venezuela, colui che negli anni ’90 ha fondato ed instaurato quella particolare forma di socialismo marxista misto a terzomondismo e nazionalismo nota come “Chavismo”. La sua creatura politico-ideologica è stata nel corso degli ultimi anni esportata anche in altri paesi dell’area sudamericana, come ad esempio il Brasile, la Bolivia e l’Ecuador.  Ma nonostante in questi paesi abbia avuto effetti, pur con alti e bassi, generalmente positivi (tanto più se si tiene conto della tormentata storia recente e recentissima di questi paesi), tuttavia è stato proprio il Venezuela a mancare gli obbiettivi che il chavismo si era proposto.

Il fallimento della presidenza Maduro

Dalla morte del presidente Chavez, la carica di presidente viene ricoperta da Nicolas Maduro, che tante polemiche ha attirato sin dal suo insediamento. Il suo carisma, sicuramente non comparabile a quello del suo predecessore, unito a delle fallimentari politiche economiche portate avanti dal governo ed alla crescente corruzione hanno significato una sempre maggiore calo di popolarità verso il partito, con un conseguente solido rafforzamento dell’opposizione.

Nonostante il Venezuela sia uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, il Paese versa ormai da quasi due anni in una condizione economica spaventosa: da molti mesi è ormai difficile trovare beni di prima e primissima necessità, perfino nelle città più importanti, come ad esempio Caracas o Maracaibo. In quasi due terzi del Paese l’erogazione di energia elettrica non avviene quotidianamente, mentre in certe zone proprio non arriva più da settimane. Il crollo del prezzo del petrolio e il vertiginoso aumento dell’inflazione non hanno fatto altro che aggravare, seppur drasticamente, una situazione che già da anni appariva quanto meno preoccupante agli osservatori più attenti.

 

Le polemiche intorno alla riforma costituzionale e il ruolo dell’esercito

L’annuncio da parte del presidente Maduro di voler procedere con una profonda riforma costituzionale, tramite l’elezione di una Assemblea costituente votata il 30 luglio scorso, ha portato la tensione politica a livelli mai raggiunti.  Nonostante i partiti di opposizione, che hanno fino all’ultimo momento invitato gli elettori ad astenersi dal voto, abbiano organizzato un proprio “referendum informale” contro la presidenza Maduro ed abbiano raggiunto circa il 98% dei voti, tuttavia non è bastato a convincere il presidente a sospendere la riforma. Il maggior terrore delle opposizioni è l’enorme potere che il presidente potrebbe ottenere dalla riforma, tanto più che i (discussi) procedimenti di elezione dell’Assemblea costituente hanno fatto sì che, nonostante composta da individui provenienti da vari strati della società, tuttavia essa fosse dominata da elementi filo-governativi.

Sarebbe lecito chiedersi per quale motivo un governo così tanto impopolare sia materialmente in grado non solo di restare ancora in carica, ma addirittura di portare aventi una personale revisione della costituzione nazionale. La vera forza del presidente Maduro sta nella fedeltà dei vertici dell’esercito e delle forze di polizia al potere centrale. Durante i quindici anni del presidente Chavez gli ufficiali di grado più e meno elevato hanno avuto modo di creare indisturbati una rete di clientele e di interessi legati a doppio filo con il governo, ed adesso che il governo sta entrando in crisi non sono disposti a rinunciare alla loro posizione tanto facilmente.

 

L’isolamento internazionale

Il 31 luglio gli Stati Uniti hanno imposto delle dure sanzioni economiche al Venezuela a causa dei recenti sviluppi, denunciano il clima di crescente violenza, che le forze armate venezuelane sembrano voler alimentare anziché sopire, e più in generale la pericolosa involuzione antidemocratica del governo. Sono stati drasticamente ridotte sia le esportazioni di greggio verso gli Stati Uniti, sia le importazioni di carburante già raffinato. Il Venezuela sta diventano giorno dopo giorno un attore sempre più isolato, sia sul piano diplomatico che su quello economico. Gli unici amici che ancora sembrano (ma chissà per quanto?) voler sostenere la politica del presidente sono principalmente Cuba, la Bolivia e l’Ecuador, da sempre grandi sostenitori del Venezuela e che ora si trovano a dover fare buon viso a cattivo gioco di fronte alle Nazioni Unite a causa del loro imbarazzante alleato.

I due nuovi gioielli della Royal Navy

La HMS Queen Elizabeth e la HMS Prince of Wales: l’orgoglio della Marina del Re

“The Royal Navy guards the freedom of us all” recitava un celebre manifesto di propaganda britannico durante la seconda guerra mondiale. La fama di grandezza ed invincibilità della marina inglese rimane intatta dopo oltre quattrocento anni di vittorie memorabili ed eroiche imprese. Ancora oggi, nonostante l’Impero sia già tramontato, la Royal Navy continua ad essere al centro delle attenzioni del paese: lo dimostra lo sforzo economico e materiale portato avanti nella costruzione delle due nuove arrivate nella flotta inglese, ovvero le portaerei HMS Queen Elizabeth ed HMS Prince of Wales.

Mentre la Prince of Wales (nome già appartenuto ad una corazzata affondata dai giapponesi nel 1941) deve ancora essere ultimata, la gemella Queen Elizabeth sta per terminare le prime prove operative in mare. Entro il prossimo anno verrà equipaggiata della componente aerea e diverrà pienamente operativa entro il 2020, anno in cui è previsto anche il varo della Prince of Wales. Queste due portaerei, la cui costruzione ha avuto inizio nel 2009, andranno a sostituire la portaerei HMS Illustrious, dismessa dal servizio nel 2014. Deterranno probabilmente a lungo il primato di unità più grandi mai costruite dalla marina britannica.

 

Componenti e dislocamento

La capienza in termini di componente aerea per entrambe le unità si aggira intorno alle 40 unità, comprendenti caccia intercettori e cacciabombardieri per il bombardamento strategico, anche se sembra si possa raggiungere un massimo di 60 unità. Dopo lunghe discussioni, è stata preferita la tradizionale configurazione STOVL (letteralmente “decollo corto ad atterraggio verticale”) alla CATOBAR (ovvero la ben nota “catapulta”, per ovviare alla lunghezza ridotta dei ponti di decollo): tuttavia, questa ultima configurazione, benché decisamente più costosa, avrebbe permesso alle due unità di dispiegare gli F-35C, invece dei già programmati F35B, e di renderle interoperabili con le portaerei nucleari classe Nimitz stratunitensi e con la Charles De Gaulle francese.

 

Un F35B, la punta di diamante della Fleet Air Arm, l’Aviazione Navale britannica

 

Le 65.000 tonnellate prendono forma in uno scafo dalla lunghezza di 280 metri, un ponte di volo largo 39 metri e circa 600 uomini di equipaggio, ma con una capienza massima di più di 1000 persone. La propulsione è data da 2 turbine a gas Rolls-Royce e 4 generatori diesel, capaci di portare la nave ad una velocità massima di circa 25 nodi, con una autonomia di circa 10.000 miglia marine. Anche in un gioiello dell’ingegneria come questo vi è un piccolo, ma al tempo stesso importante, contributo italiano: le turbine Rolls-Royce sono state prodotte nello stabilimento che la famosa azienda britannica ha costruito a Morra De Sanctis, in Irpinia. Tomas Lehay, responsabile per i programmi navali della ditta, in un’intervista al Corriere della sera, ha speso parole di elogio per gli ingegneri italiani e per la grande capacità competitiva che il nostro Paese ha sempre dimostrato in ambito navale.

Le polemiche più accese si sono avute, nemmeno a dirlo, riguardo i costi: la sola Queen Elizabeth ha avuto un costo approssimativo di circa 5,3 miliardi di sterline, ben 2 in più di quelli previsti. Ma se si considerano anche i costi necessari per l’armamento della Prince of Wales, il costo della componente aerea e quello per l’allestimento finale si arrivano a sfiorare i 14 miliardi di sterline.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Volontariato all’estero: International Volunteer HQ (IVHQ)

Ogni mercoledì Il Momento fa chiarezza sul mondo del volontariato all’estero.

Questa rubrica nasce da un’esperienza vissuta in prima persona, o meglio, un’esperienza che verrà vissuta in prima persona sull’isola di Nosy Komba in Madagascar.

Dal prendere la decisione di partire come volontario fino alla partenza effettiva, gli ostacoli da superare sono molti, per la maggior parte di tipo psicologico.  L’entusiasmo e la frenesia con cui ci siamo decisi a partire lasciano in fretta spazio ad un senso di smarrimento completo, che annebbia tutte quelle certezze che sembravano inamovibili, lasciandoci dubbi e domande a cui è difficile trovare risposta.

Risposte che noi de Il Momento cercheremo di dare, facendo una panoramica su quelle associazioni, organizzazioni o comunità che permettono di vivere un’esperienza da volontario in terra straniera.

La prima organizzazione che racconteremo è International Volunteer HQ. Nata nel 2007 IVHQ ha base in Nuova Zelanda ed ha come scopo quello di fornire dei programmi di volontariato sicuri, accessibili e che permettano di avere un impatto concreto sulla vita delle comunità in cui operano i volontari.

Accessibilità

“Quanto ti pagano?” l’idea di andare dall’altra parte del mondo per motivi lavorativi o di studio è ormai così radicata nel nostro immaginario generazionale che anche il volontariato, dovrebbe supporre, sempre per l’immaginario comune, un ritorno economico immediato.

Purtroppo però è una delle scelte “di cuore” più costose. Mediamente i programmi di volontariato pubblicizzati on-line hanno un costo che si aggira intorno agli 800$ a settimana, comprendenti della sistemazione in loco e poco più. Non certo un viaggio accessibile a tutte le tasche.

IVHQ, organizzazione nata in seguito ad un (costoso) viaggio in Kenya del suo fondatore, Dan Radcliff, riesce a mantenere dei costi molto bassi dando la possibilità di partecipare ai suoi programmi con una quota di iscrizione che parte da 180$ a settimana, comprendete di alloggio e pasti.

Sicurezza

La sicurezza dei suoi volontari è la priorità assoluta per IVHQ. Più di 70’000 persone da tutto il mondo hanno partecipato nel corso degli anni ai programmi da loro promossi, ognuno di loro facendo affidamento sulla rete di contatti creata con le istituzioni dei paesi in cui l’organizzazione opera.

Partire per paesi in cui l’elettricità è disponibile per 1-2 ore al giorno, tuttavia, richiede una buona dose di incoscienza. Diventa allora fondamentale dotarsi di un’assicurazione che copra i possibili rischi da affrontare durante la permanenza. IVHQ ha creato una collaborazione con World Nomads ( https://www.worldnomads.com/ ), leader nel settore delle assicurazioni per viaggiatori indipendenti, agevolando così l’accesso alle assicurazioni.

Altro aspetto da non sottovalutare è la conoscenza delle abitudini e delle tradizioni del posto. Evitare zone di pericolo e rispettare eventuali coprifuoco è, ovviamente, fondamentale per una permanenza quanto più possibile serena. L’organizzazione ha ovviato a questo problema dando risonanza alla voce dei volontari passati che possono raccontare le loro esperienze, aiutando così i volontari di domani.

Making a difference

Dodici diversi programmi di volontariato. Dalla cura per lo sport, cercando di portare uno stile di vita sano, in luoghi quasi completamente privi di infrastrutture sportive, passando per la cura dell’ambiente marino e animale, fino a programmi di costruzione.

Fare la differenza. Questa è la motivazione che ci spinge a partire. Entrare in contatto con una realtà pura e diversa, portare il meglio di noi e tornare con istantanee di luoghi incontaminati, consapevolmente felici di aver regalato, a quegli stessi luoghi, una parte di noi.

ECOSIA | Come combattere i cambiamenti climatici navigando su Internet

Crescita, sviluppo e tutela dell’ecosistema. Ecosia ha la ricetta giusta.

Fondato nel 2009 da Christian Kroll, Ecosia è un motore di ricerca che si propone ormai da diversi anni come alternativa ai motori di ricerca più utilizzati, Google su tutti.

Cos’ha di speciale?

Ecosia è un motore di ricerca così detto “eco-friendly”, riesce infatti a coniugare la necessità dell’utente di avere delle risposte alle domande poste giornalmente al suo motore di ricerca predefinito, con l’urgenza di combattere i cambiamenti climatici e il disboscamento, fenomeni che incidono fortemente sul nostro eco-sistema.

Come?

Ecosia dona l’80% dei suoi profitti a progetti di riforestazione in tutto il mondo. Questo, dal 2009 a oggi ha portato Ecosia a piantare più di 9 milioni di alberi, sfruttando la sente di conoscenza dei suoi utenti che, mediamente, piantano un albero ogni 10 secondi, cliccando sui risultati di ricerca pubblicizzati.

Quali sono i benefici?

Quella che “i soldi non crescono sugli alberi”, fino ad oggi, è stata nel sentire comune la più assodata delle ovvietà. Non è così però per Ecosia e per le comunità in cui il motore di ricerca “green” ha concentrato i suoi sforzi. Madagascar, Tanzania, Perù, Nicaragua, Indonesia e Burkina Faso sono i paesi che hanno beneficiato direttamente dell’attività di riforestazione.

Maggiore biodiversità ed efficienza idrica, suoli più fertili e protetti e autonomia economica, senza contare l’enorme impatto che un albero ha nella battaglia contro la desertificazione e i cambiamenti climatici agendo proprio contro quel cancro che è il Co2.

L’obbiettivo di Ecosia, come social business, è quello di “coltivare concretamente un mondo più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico”, piantando un miliardo di nuovi alberi entro il 2020: navigando su Internet.

Un viaggio tra le verdi colline di Edimburgo

Capitale della Scozia dal 1437, dal 1999 è anche sede del suo parlamento, autonomo rispetto a quello di Londra. Una città che rimanda alla tipica cultura anglosassone, ma che non vuole rinunciare alle sue radici

La città situata sulla costa orientale della Scozia, in Gran Bretagna, è stata interamente edificata su 7 colli.

Le parti più antiche della città, insieme al castello, sono divenute a tutti gli effetti patrimonio dell’UNESCO dal 1995.

La capitale scozzese è una delle città più visitate della Gran Bretagna con circa 2 milioni di turisti l’anno: viene richiamata l’attenzione dei visitatori di tutto il mondo soprattutto durante l’Edinburgh International Festival, che si tiene durante il mese di agosto, e nel periodo natalizio. Mercatini, giochi e attrazioni per grandi e piccini, difficili da ignorare quando si passeggia per i negozi di Princes Street o ci si reca presso la National Gallery of Scotland.

La città ruota interamente attorno alla sua università fondata nel 1852, accogliendo studenti provenienti da ogni angolo d’Europa. Nove le facoltà presenti, e più di 20 le strutture messe a disposizione (non solo per gli iscritti all’ateneo), tra impianti sportivi, pub, teatri, auditorium e discoteche.

La città è inoltre nota per ospitare la caffetteria The Elephant House, dove J.K. Rowling inizia la stesura del primo manoscritto della saga di Harry Potter nel 1997. Molti degli edifici sembrano infatti richiamare alla memoria i luoghi delle avventure del maghetto e dei suoi amici.

Una città viva e dinamica, che vuole però sottolineare la propria personalità e le proprie differenze dalla cultura tipicamente inglese.

Aperto tutto l’anno ai visitatori il castello e il palazzo di Holyroodhouse, noto per le vicende amorose di Mary Stuart, e attuale residenza estiva della regina Elisabetta II.

Barcellona

Barcellona, colori e sapori della città

Capoluogo della Catalogna e seconda città della Spagna per numero di abitanti dopo la capitale Madrid, Barcellona è una città antica e moderna allo stesso tempo, dove si alternano rappresentazioni del gotico catalano e spettacolari espressioni del modernismo.

La città è culturalmente vivace e protagonista di un vertiginoso progresso economico, che la rende una delle mete turistiche più amate.
Una delle principali attrazioni di Barcellona negli ultimi anni sono state le sue spiagge. Grazie alla rigenerazione del litorale attuata nel 1992, per le Olimpiadi, la città oggi può contare su sei spiagge che si estendono per più di 4,2 km.

Pesce, frutta, verdura, dolci e spezie, sono i tasselli di un mosaico dai colori forti e sgargianti, accompagnati da un vocio chiassoso e costante, emblema di un mercato a dir poco affascinante, la Boqueria.

Oltre a essere una metropoli straordinaria dal punto di vista turistico e del divertimento, da sempre ha avuto un ruolo guida in ambito culturale, non a caso ospita la rinomata Università di Barcellona.