Anna Adamo

Anna Adamo è nata a Napoli il 28 marzo 1996 e vive a Scafati,in provincia di Salerno. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico Statale G.B. Vico di Nocera Inferiore nel luglio 2015,si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso l’ Università degli Studi di Salerno. Da sempre nutre una grande passione per la scrittura,infatti ha partecipato e vinto numerosi concorsi letterari. Un’altra sua grande passione è la politica,infatti ricopre il ruolo di Responsabile comunicazione e cultura del Dipartimento dei Diritti Umani e Libertà Civili di Forza Italia Salerno. A novembre 2016 ha pubblicato il suo primo libro autobiografico dal titolo “La Disabilità non è un Limite”.

Violenza e relazioni perverse

Quando si parla di violenza sulle donne, non si può non fare riferimento al concetto di “Relazione Perversa”,della quale, due sono i protagonisti: un carnefice le cui caratteristiche sono ben nota dal momento che quest’ultimo sia colui il quale pratichi l’ atto violento per vari motivi che vanno dalla gelosia alla semplice voglia di fare del male e una vittima, ossia colei che ha un punto debole. A tal proppsito,ci si chiede se le vittime siano consapevoli di ciò che stia loro accadendo e, la risposta è si: in moltissimi casi ne sono ben consapevoli. Però,pur sapendo che non vivano una relazione sana, decidono di non interromperla. I motivi che inducono ad assumere tale comportamento sono molteplici e soggettivi. Ad osservarle dall’ esterno sembra siano in balia di una sorta di delirio di onnipotenza,capace di far credere loro si salveranno e,addirittura che attraverso la loro salvezza potranno aiutare chi le sta facendo del male. Forse,proprio per questa ragione,alcuni carnefici interferiscono su alcune vittime,sembrando quasi vogliano punire una tale presunzione che provoca la loro disistima integrale nei confronti di chi tollera all’ infinito. Spesso,nella mente di chi sottostà a continue vessazioni,si scatena il cosiddetto “pensiero magico”,il quale consiste nel giustificare le cause che hanno condotto il partner ad assumere un atteggiamento violento,sostenendo si comporti in quel modo,perché sia stanco o nervoso,ad esempio. Nel contempo,il carnefice progetta,pone fine alla parte del seduttore per iniziare quella dell’ aggressore. Sono pazzi? Peggio,per alcuni aspetti! Non esiste un termine per definirli,una cosa è,però certa: possono essere equiparati ai criminali con una visione basica della vita. Sono inetti,privi di sentimenti,vivono come sanguisughe,hanno come unico scopo lo sfruttamento degli altri,cercano di ottenere un tornaconto personale da ogni parola o azione e,l’ unico modo che hanno per appropriarsi delle foto che non posseggono,consiste nel distruggere quanto di bello ricevono da altri. Non è assolutamente facile cambiare le cose,ma è sicuramente possibile. Occorre dirigere il pensiero verso il cambiamento e non abbandonarsi alla facilità data dal mantenimento di situazioni negative.

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

Denigrazione e umiliazione di una persona

Il tema della violenza psicologica e della manipolazione mentale che spesso la precede, costituisce un argomento oggetto di discussione, a causa della mancanza di dati certi riguardo il numero delle vittime di tale reato. La donna ha, con il tempo, imparato a riconoscere gli aspetti della violenza fisica, ma tende ancora ad accettarne una forma più subdola e sottile,la quale avviene spesso tra le mura domestiche ed è denominata “VIOLENZA PSICOLOGICA”,che consiste nella denigrazione e umiliazione di una persona scelta da un carnefice, il quale tramite azioni manipolatorie, finalizzate a farle perdere la fiducia in se stessa, a renderla svilita e priva di punti di riferimento. Trattasi di un omicidio dell’ anima e della mente, dai troppi esecutori impuniti, ragion per cui si richiede la sensibilizzazione da parte del maggior numero di persone possibili, affinché il fenomeno emerga e, chiunque ne sia vittima, si riappropri della dignità e integrità mentale, mentre chiunque agisca venga neutralizzato. Spesso il crimine non è denunciato, perché compiuto dalle persone che più si amano, ma anche, perché si teme che esponendosi, i figli, considerati il principale oggetto di ricatto da parte degli abusanti, possano essere sottratti dalle strutture sociali competenti. È opportuno, però dire che questi non siano gli unici motivi per i quali non si denunci, a volte non lo si fa, perché non si ha piena consapevolezza di ciò che si sta vivendo, quindi è impossibile denunciare un problema che non si riconosce. A tal proposito, è importante sottolineare che al giorno d’oggi manchi una normativa capace di tutelare contro gli abusi di natura psicologica, data la difficoltà nel riconoscerli in sede processuale. Vista la situazione, risulta di fondamentale importanza ascoltare, parlarne, creare una rete che coinvolga tutti indistintamente: medici, forze dell’ ordine, sportelli antiviolenza, pronti in primis a porre l’ abusante dinanzi l’ errore commesso, per far si capisca quanto dolore abbia provocato. È naturale che la comunicazione e il confronto, gli incontri tra gli abusanti e gli abusati non bastino per porre fine al fenomeno, ma possano contribuire ad esorcizzare la paura di un fenomeno criminoso dalle conseguenze gravi e costi sociali elevati. Doveroso, inoltre, è coinvolgere i ragazzi, perché proprio da loro parte la prevenzione.

Diana

Violenza sulle donne

Esistono silenzi che parlano più di un logorroico. Sono questi, i silenzi di chi da dire avrebbe troppo, ma, non può, perché bloccate dalla paura, quella stessa paura che, con il trascorrere del tempo, provoca la morte di moltissime donne che subiscono violenza dai loro mariti o fidanzati. Alcuni sondaggi rivelano che ogni due giorni muoia una donna, quindi, quanto appena espresso dovrebbe farci pensare che tale fenomeno sia inammissibile, perché la vita costituisce il dono più prezioso che abbiamo e, non è affatto giusto perderla a causa della follia di uomini, i quali, non meriterebbero neanche di essere definiti tali, visto il loro comportamento spregevole. E’ risaputo che tali uomini non si possano evitare o cambiare, perché esisteranno sempre e, una persona nata rotonda, non la si può far morire quadrata, però quanto appena espresso non deve essere un modo per farci restare fermi a guardare, anzi ,deve essere un modo per spronarci a scendere in campo per lottare e contrastare tale fenomeno. In che modo? Parlandone, offrendo il proprio aiuto. Bisogna scendere in campo personalmente per condurre battaglie contro la violenza sulle donne e l’ intento deve essere quello di far capire a tutte le donne che soffrire non sia sinonimo di amore, che chiunque picchi non ami, perché amare significa sorridere, non soffrire. È necessario far capire loro che tale fenomeno vada denunciato, che occorra andare oltre la paura e perché il silenzio può far male anche più della violenza stessa, bisogna far capire loro che non siano sole e oltre il baratro in cui sono finite ci sia uno spiraglio di luce, una mano pronta a riportarle in vita. Dobbiamo scendere in campo e far sentire la nostra voce, con il proposito di far capire a tutte coloro le quali siano vittime di violenza, che il corpo di una donna sia un’ opera d’ arte e, come tale debba essere trattato.

UN UOMO VIOLENTO, PUO’ MAI SMETTERE DI ESSERLO?

Quante donne si sono poste questa domanda non lo si potrà mai sapere, una cosa è, però, certa: ovvero il fatto che la stragrande maggioranza di queste ultime abbia pensato che la risposta giusta sia stata quella secondo la quale, un uomo violento, possa smettere di esserlo da un momento all’ altro. E’ evidente che tale modo di pensare sia a dir poco sbagliato, percheé, come recita un noto proverbio: “chiunque nasca rotondo, non è possibile che muoia quadrato.” Tramite queste parole, l’ intenzione è quella di far capire che la violenza non sia direttamente proporzionale alla bontà ,all’ amore soprattutto, perché se una persona picchia non è capace di amare. Se questo fosse il suo modo di amarmi? Quante volte abbiamo sentito queste parole? Troppe. Ebbene si, proprio a causa di questa domanda che troppo spesso ha popolato la mente di donne vittime di un amore che credevano fosse pulito nel suo essere cosi sporco, le vittime crescono di giorno in giorno. Dunque, è giunto il momento di far sentire la nostra voce e dire basta ad un avvenimento inammissibile. Come? Cercando quella forza che è qualità intrinseca in tutti noi e denunciando ponendo da parte la paura. La vita è un bene prezioso e, non è affatto il caso di porla nelle mani di persone che non sanno prendersene cura. Sarebbe, inoltre, opportuno conferire maggiore sicurezza a queste ultime, ponendo al loro servizio strutture entro le quali possano ricevere supporti di ogni tipo, psicologico in particolare, perciò, sarebbe una cosa buona aumentarne le misure di sicurezza tramite campagne di sensibilizzazione all’ interno delle scuole, dove è possibile educare i bambini sin dalla più tenera età.

Salviamo la nostra cultura

“La cultura è l’ arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo”

Così recita una citazione di Nelson Mandela, la quale, in un mondo in cui ci si inventa di tutto per camminare di pari passo con l’era della modernizzazione, sembra essere più attuale che mai. Peccato siano sempre meno le persone capaci di comprenderlo: per questa ragione, la nostra è una cultura che necessità di essere salvata. Purtroppo ci ritroviamo davanti scuole le quali hanno smesso di pretendere e sono sempre più classiste: da tempo chi può fa frequentare ai propri figli scuole private, mentre chi ha meno possibilità, ma è consapevole di tale catastrofe, compensa con impegno personale, tramite corsi estivi e ripetizioni. Vedere ragazzi che, trovatisi dinanzi una cartina muta dell’ Italia non sappiano distinguere una regione dall’altra, oppure dichiarino di non sapere chi sia Cavour, è davvero raccapricciante. È un’ offesa nei confronti di tutti i genitori i quali, pur non avendo grandi possibilità economiche, compiono enormi sacrifici per mandare a scuola i propri figli, sicuri del fatto che venga impartita loro una giusta istruzione. Naturalmente l’ esclusiva responsabilità di tutto non può essere attribuita solo agli insegnanti e al sistema scolastico in generale, perché è ben noto che una parte dei ragazzi non manifesti grande interesse nei confronti della cultura e sia propensa a considerare quest’ultima come un qualcosa di molto lontano dal mondo in cui preferiscono vivere, fatto di tecnologia e tempo trascorso con gli amici. A tal proposito occorre dire che sostituire un libro di carta con un e-book o un tablet per far si che la scuola diventi a “passo di adolescente”, non è il giusto modo per trasmettere l’ importanza e il fascino della cultura, bisogna piuttosto cercare metodi innovativi, conferire maggiore importanza alla cultura classica la quale permette di venire a conoscenza del mondo dal quale proveniamo, di tutto ciò che prima di noi è esistito. Perché, solo attraverso la conoscenza del passato è possibile determinare il futuro che abbia come protagonista la cultura, determinata ad attuare il cambiamento utile per migliorare la società in cui viviamo.

Social Network

Occhio non vede, Social Network te lo dice

Viviamo in una società in cui anche l’ impossibile diventa possibile. Ebbene si,per quanto assurdo possa sembrare,al giorno d’ oggi, basta accedere un pc per essere aggiornati riguardo la vita di altre persone che vivono lontane da noi, il tutto grazie ai social network,i quali come tutte le cose,posseggono lati positivi e negativi che sembrano emergere sempre più. Da recenti studi,infatti si evince che l’ uso frequente dei social comporti non pochi problemi o addirittura dipendenze paragonabili a quelle da alcol o droga. Non è facile diagnosticare ad una persona un disturbo causato dal frequente utilizzo dei social,perché non vi sono sintomi i quali permettono di riconoscerlo, ma lo si può evincere. Basta osservare quanta poca importanza si conferisca al relazionarsi con gli altri. Basta pensare si preferisca parlare con una persona separati da uno schermo e non davanti ad un buon caffè,guardandosi negli occhi. E quando ci si ritrova l’ uno accanto all’ altro,cosa accade? Nulla. Il silenzio finisce per essere il protagonista,perché non si ha niente da dirsi,il social ha già rivelato più del dovuto. È evidente che questi ultimi abbiano reso la società in cui viviamo definibile “società dell’occhio non vede,social te lo dice. O forse,sarebbe meglio dire,l’ abbiano resa “social dipendente”. Infatti,si sente il bisogno di condividere con il mondo ogni istante della vita,come se ciò servisse a far sentire forti e a far nascondere le debolezze,violando la privacy. La dipendenza da social network è diventata una vera e propria emergenza alla quale far fronte. Occorre far comprendere,soprattutto agli adolescenti,che i social siano un qualcosa di positivo solo se utilizzati correttamente,ossia evitando di condividervi vari aspetti di vita quotidiana e conferendo più spazio alle chiacchierate guardando l’ altra persona negli occhi,perché questa è la vita vera,queste sono le vere relazioni.

Disoccupazione giovanile

Disoccupazione e esodo giovanile

Si dice che la speranza sia l’ ultima a morire. Peccato,da qualche tempo a questa parte,sia anche la prima ad illudere. Le vittime di tale illusione sono soprattutto i giovani,i quali dopo aver sperato a lungo,aver visto i propri sogni andare in frantumi e aver capito che in Italia per loro non vi sia alcuna opportunità lavorativa o formativa,hanno preferito lasciare amici,famiglia,tutto e andare lontano,in un posto capace di offrire loro lavoro,di conferire merito. Ciò si verifica in particolare al Sud,infatti ogni anno circa centomila giovani lo lasciano e si recano all’ estero,per conseguire un titolo di studio che faciliti l’ ingresso nel mondo del lavoro,oppure per lavorare direttamente. Recenti indagini dimostrano che le mete più gettonate siano: Inghilterra,Germania,Cina,Spagna. Molti tra questi giovani hanno meno di trenta anni e possono essere definiti “cittadini a termine”,perché quasi la metà possiede contratti a termine,i quali non permettono cambi di residenza e fanno si anche le famiglie debbano restare in terra d’ origine e aspettare i propri figli far ritorno ogni fine settimana o una volta al mese. Un ragazzo su quattro è laureato,mentre la restante parte sono operai specializzati che lavorano in cantieri dell’ Italia centro settentrionale. Questi dati permettono di comprendere il divario  tra Nord e Sud e dimostrano che la flessibilità dei rapporti di lavoro si traduca in precarietà,per questa ragione l’esodo giovanile è visto come una transizione,probabilmente destinata a diventare definitiva. Bisogna impedire che i ragazzi lascino la propria terra d’ origine,creando maggiori opportunità lavorative e nel campo dell’ istruzione. Più fatti,meno parole,questo chiedono i giovani.

Valori

Recuperiamo i valori perduti

Combattere per i propri ideali, per trasmettere i propri valori, anche a costo di lasciarci la pelle.

Questo facevano i giovani del passato. E adesso, cosa resta di quel passato? Nulla, tranne l’ amaro in bocca causato dai ricordi e dalla consapevolezza del fatto che purtroppo le cose siano cambiate. In peggio, per alcuni versi. Viviamo in una società in cui si conferisce più importanza all’ apparire che all’essere. In cui non c’è spazio per chiunque non possieda un cellulare all’ ultimo grido o non indossi capi griffati. Come se l’ abito facesse il monaco! Ebbene si, per quanto brutto possa sembrare, quella odierna è una società che si dispera se si rompe un cellulare, che si innamora tramite un social network e, quando ci si vede tra amici, non si parla. Ciò, indica che valori come amicizia, amore e famiglia siano ormai scomparsi, soprattutto tra i giovani. Tutto questo non è tollerabile, occorre recuperare questi valori. È necessario che i giovani ricomprendano il senso della riservatezza, smettendo di condividere ogni attimo della propria vita, perché questo non significa vivere realmente.

Vivere realmente significa cadere sette volte e rialzarsi otto, significa sacrificarsi pur di raggiungere un traguardo e innamorarsi dopo aver guardato una persona negli occhi, apprezzandola per come è, non per come appare. La vita è il dono più prezioso che si possieda, perciò recuperiamone il senso. Ciò non significa di certo non favorire il progresso o la tecnologia, significa saper equilibrare le cose, ritagliando del tempo per spegnere i cellulari ed accendere i cuori, proprio come un tempo.

Baby Gang

Delinquenza minorile in aumento: nascono le baby gang

Nella società in cui ci si ritrova a vivere, la criminalità non è di certo una novità, esiste da sempre, ma sembra proprio che con il trascorrere del tempo tale fenomeno abbia registrato un notevole aumento e un cambiamento riguardante il modo e coloro i quali commettono un crimine.

Infatti le bande giovanili che in passato combattevano per i propri ideali, per un qualcosa in cui credevano fortemente al punto da volerlo trasmettere agli altri, non esistono più e sono state sostituite dalle “Baby Gang”, ossia organizzazioni costituite da minori di età compresa tra i 7 e i 14 anni che imitano le organizzazioni criminali costituite da adulti, copiandone linguaggio e modi di agire. La maggior parte sono ragazzi provenienti da famiglie con condizioni socio-educative critiche, la restante parte, invece comprende ragazzi provenienti da famiglie agiate, i quali sembra inizino a delinquere, per puro spirito di trasgressione, ormai stanchi della propria vita e delle regole imposte dalla famiglia. Importante, però  è capire, a prescindere dalla famiglia di appartenenza, cosa spinga questi ragazzi ad affacciarsi al mondo della criminalità.

Recenti studi dimostrano che la principale causa sia un disagio psicofisico, la voglia di apparire più forti, infatti non è un caso che il bersaglio preferito dei piccoli delinquenti siano proprio gli anziani e i disabili, spesso incapaci di difendersi. Non bisogna dimenticare, poi, il contesto familiare: molti sono i ragazzi i quali, in preda alla sofferenza per la separazione dei coniugi, entrano a far parte di queste organizzazioni che vedono come il nucleo familiare perso. A tal proposito, è opportuno dire che il contrasto alla criminalità giovanile deve iniziare dalle famiglie, le quali hanno il dovere, tramite una dolce severità, di impartire regole ben precise, ascoltare i propri figli. Ad offrir loro sostegno, deve esservi la scuola, favorendo meno nozionismo e più lezioni di vita. Perché, la criminalità giovanile è un fenomeno in aumento al quale si può ancora porre fine. Occorre solo che famiglie, scuole e istituzioni collaborino, in quanto responsabili della formazioni degli uomini del domani.

Bullismo

Il bullismo: un fenomeno da non sottovalutare

Esistono silenzi, i quali parlano più di quanto si riesca ad esprimere utilizzando le parole. Sono i silenzi di chi dentro se nasconde un dolore senza paragoni e aspetta solo qualcuno capace di ascoltarli, di aiutarli.

Sono questi, ragazzi vittime di bullismo, un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale il quale si manifesta in particolar modo tra gli adolescenti, ma non è circoscritto a nessuna categoria sociale e anagrafica. Quest’ultimo si evolve in base all’ età, infatti in età adulta lo si ritrova in troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. Recenti studi eseguiti nelle scuole superiori hanno dimostrato che un ragazzo su due subisca violenza verbale, fisica e psicologica, mentre il 33% è vittima di ricorrenti abusi. Sebbene il fenomeno sia in larga crescita, si tende ancora a conferirgli poca importanza, lo si sottovaluta. Ciò si evince dal fatto che purtroppo solo il 3,4% denunci l’ isolamento al quale è sottoposto e l’ 11% dichiari di essere stato minacciato.

Una società civile non può tollerare tutto questo, non può tollerare che la vita di un ragazzo possa essere rovinata da un fenomeno tanto spregevole, sia per chiunque ne sia vittima, sia per chiunque lo commetta. La lotta contro il bullismo, dovrebbe iniziare nelle scuole, perché queste ultime sono i luoghi responsabili della formazione dei ragazzi, occorre sottoporre loro dei questionari in cui si parli del fenomeno e si faccia capire a chi rivolgersi qualora se ne verifichi qualche episodio. È importante che i ragazzi vedano le istituzioni come propri amici, capaci di fornire loro aiuti, quando è necessario. Perché, è di questo che necessitano i giovani: punti di riferimento capaci di guidarli nel lungo percorso della vita.

Importante, è anche far capire che il bullismo sia un reato e, in quanto tale, vada assolutamente denunciato. Porre fine al tutto è possibile, basta volerlo. Basta conferire voce ai silenzi, spesso più rumorosi di quanto si creda.