Attualità

Elephant in the room. I problemi non risolti e le stragi che si ripetono

«Un giorno qualunque di scuola superiore. Peccato che non lo è.»

Questo il tagline del film Elephant. Uscito nel 2003 e diretto da Gus Vun Sunt, ha vinto al Festival di Cannes il premio Palma d’oro come miglior film e anche il premio per la miglior regia (tra l’altro la giuria, per assegnare entrambi i riconoscimenti, dovette chiedere una deroga al regolamento che vieta di assegnare tutti e due i primi allo stesso film). Ispirato al massacro avvenuto alla Columbine High School, in America, nel 1999, il titolo allude ad una forma proverbiale inglese “elefante nella stanza”. Quest’espressione è una metafora, la quale indica che una verità per quanto ovvia e appariscente viene però ignorata. Si riferisce quindi ad un problema noto a tutti ma di cui nessuno vuole parlare. Si prende allora come esempio un elefante: se si trova in una stanza è impossibile non notarlo, ma, viene volontariamente ignorato dai presenti che evitano così di affrontare un problema palese.

Tutto apparentemente normale

La narrazione si sviluppa nell’arco di una giornata, apparentemente normale, all’interno di un istituto scolastico. Vengono mostrate in successione le stesse scene ma da punti di vista differenti. I personaggi centrali sono Eric e Alex, due ragazzi con la passione delle armi, che a fine giornata entrano nella scuola e vanno a seminare morte e terrore. Le tematiche toccate sono diverse: la natura, sia a livello uditivo che visivo, con immagini di animali; il distacco dello spettatore, che è come un osservatore onnisciente e indifferente. Si sa già cosa sta per accadere e tutto viene presentato con una freddezza tale da annullare qualsiasi empatia con i personaggi. Questo sembra quasi suggerirci come ormai si è assuefatti dalla violenza. Inoltre la colonna sonora è quasi assente se non per due brani di Beethoven, Sonata al chiaro di luna e Per Elisa, di cui la seconda suonata da uno dei personaggi in scena. Un altro dei temi toccati dal film, quello principale e il più evidente, è l’uso delle armi da fuoco in America. Non viene dato spazio a scene che mostrano l’acquisto di armi perché anch’esso è visto come qualcosa di comune. Come i problemi degli studenti: tra chi è ossessionato dal fisico, chi viene bullizzato, a chi viene emarginato. Gli assassini sono presentati sullo stesso piano degli altri ragazzi. Sembra tutto “normale”. Ed è proprio questo lo scopo del film: mostrare come questo ingombrante problema, questo elefante, presente in America, venga trascurato, ignorato e considerato come una situazione comune e normale. Alla luce di quello che avviene in America, non solo le stragi nelle scuole, ma anche durante i concerti e nei locali, dovrebbe aiutare a riflettere sul bisogno di un cambiamento, in particolar modo per quanto riguarda le questioni sulla gestione delle armi da fuoco. La strage alla Columbine High School non fu la prima e neanche l’ultima, così come le stragi nei concerti oggi giorno non sono casi isolati, ma, tutti questi non dovrebbero essere episodi comuni e normali, piuttosto dovrebbero essere casi rari e possibilmente irripetibili.

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