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Roger Federer: l’ottava meraviglia del mondo

16 luglio 2017. Roger Federer vince l’ottavo Wimbledon. È il primo giocatore a riuscire in questa impresa. Mai nessuno prima aveva vinto otto slam sull’erba. Fino ad oggi il record era detenuto dall’americano Pete Sampras e dal britannico William Renshaw, a pari merito con sette Wimbledon.

I risultati del campione svizzero

È il giocatore che è stato più a lungo numero uno del mondo (per bene 237 settimane consecutive), ha vinto 19 titoli del Grande Slam, 6 ATP World Tour Finals, 26 Masters 1000, 93 tornei complessivi, una Coppa Davis, due medaglie olimpiche (l’oro in doppio nel 2008 e l’argento in singolo del 2012), 1111 incontri (contro solamente 247 sconfitte) ed è uno degli otto nella storia del tennis ad aver completato il Career Grand Slam (la vittoria di tutti e quattro gli Slam). Dopo la partita con Marin Cilic nella finale di Wimbledon, Roger Federer non è solamente “King Roger”, l’uomo dei record, ma è l’uomo che ha consacrato la sua immagine come leggenda di questo sport.

In campo è quasi un robot, non si scompone mai, mantiene calma e sangue freddo, sembra non sudare nemmeno. Il suo gioco così elegante, raffinato, completo, incisivo e sbalorditivo, con quei movimenti così fluidi e perfetti. Un tennista tanto forte, quasi fosse bionico, che sembra un supereroe con la racchetta in mano, e, come tutti i grandi supereroi che si rispettano anche lui ha un cuore grande. Infatti non appena finita la finale di Wimbledon, mentre si stava risistemando il campo in vista delle premiazioni, come ha visto entrate nel palchetto i suoi quattro figli, si è sciolto in un pianto tenero e commosso. Federer, che nel 2006 è stato nominato anche ambasciatore dell’UNICEF, nel 2007 ha offerto la sua immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento AIDS e porta avanti dal 2003 la sua fondazione, con lo scopo di aiutare i bambini disagiati in Sud Africa.

“La particolarità di Federer è che è Mozart e i Metallica allo stesso tempo, e l’armonia è sopraffina.”

Così lo descriveva David Foster Wallace, scrittore statunitense, in “Il tennis come esperienza religiosa”. Descrizione che potrebbe essere condivisa da tutti, tifosi e non di questo campione.

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