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I due nuovi gioielli della Royal Navy

La HMS Queen Elizabeth e la HMS Prince of Wales: l’orgoglio della Marina del Re

“The Royal Navy guards the freedom of us all” recitava un celebre manifesto di propaganda britannico durante la seconda guerra mondiale. La fama di grandezza ed invincibilità della marina inglese rimane intatta dopo oltre quattrocento anni di vittorie memorabili ed eroiche imprese. Ancora oggi, nonostante l’Impero sia già tramontato, la Royal Navy continua ad essere al centro delle attenzioni del paese: lo dimostra lo sforzo economico e materiale portato avanti nella costruzione delle due nuove arrivate nella flotta inglese, ovvero le portaerei HMS Queen Elizabeth ed HMS Prince of Wales.

Mentre la Prince of Wales (nome già appartenuto ad una corazzata affondata dai giapponesi nel 1941) deve ancora essere ultimata, la gemella Queen Elizabeth sta per terminare le prime prove operative in mare. Entro il prossimo anno verrà equipaggiata della componente aerea e diverrà pienamente operativa entro il 2020, anno in cui è previsto anche il varo della Prince of Wales. Queste due portaerei, la cui costruzione ha avuto inizio nel 2009, andranno a sostituire la portaerei HMS Illustrious, dismessa dal servizio nel 2014. Deterranno probabilmente a lungo il primato di unità più grandi mai costruite dalla marina britannica.

 

Componenti e dislocamento

La capienza in termini di componente aerea per entrambe le unità si aggira intorno alle 40 unità, comprendenti caccia intercettori e cacciabombardieri per il bombardamento strategico, anche se sembra si possa raggiungere un massimo di 60 unità. Dopo lunghe discussioni, è stata preferita la tradizionale configurazione STOVL (letteralmente “decollo corto ad atterraggio verticale”) alla CATOBAR (ovvero la ben nota “catapulta”, per ovviare alla lunghezza ridotta dei ponti di decollo): tuttavia, questa ultima configurazione, benché decisamente più costosa, avrebbe permesso alle due unità di dispiegare gli F-35C, invece dei già programmati F35B, e di renderle interoperabili con le portaerei nucleari classe Nimitz stratunitensi e con la Charles De Gaulle francese.

 

Un F35B, la punta di diamante della Fleet Air Arm, l’Aviazione Navale britannica

 

Le 65.000 tonnellate prendono forma in uno scafo dalla lunghezza di 280 metri, un ponte di volo largo 39 metri e circa 600 uomini di equipaggio, ma con una capienza massima di più di 1000 persone. La propulsione è data da 2 turbine a gas Rolls-Royce e 4 generatori diesel, capaci di portare la nave ad una velocità massima di circa 25 nodi, con una autonomia di circa 10.000 miglia marine. Anche in un gioiello dell’ingegneria come questo vi è un piccolo, ma al tempo stesso importante, contributo italiano: le turbine Rolls-Royce sono state prodotte nello stabilimento che la famosa azienda britannica ha costruito a Morra De Sanctis, in Irpinia. Tomas Lehay, responsabile per i programmi navali della ditta, in un’intervista al Corriere della sera, ha speso parole di elogio per gli ingegneri italiani e per la grande capacità competitiva che il nostro Paese ha sempre dimostrato in ambito navale.

Le polemiche più accese si sono avute, nemmeno a dirlo, riguardo i costi: la sola Queen Elizabeth ha avuto un costo approssimativo di circa 5,3 miliardi di sterline, ben 2 in più di quelli previsti. Ma se si considerano anche i costi necessari per l’armamento della Prince of Wales, il costo della componente aerea e quello per l’allestimento finale si arrivano a sfiorare i 14 miliardi di sterline.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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