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NBA Finals 2017

Warriors giganteschi, mancato ritorno alla vittoria per  i Cavs

Questa volta le cose sono andate diversamente. Quest’anno l’NBA ci ha regalato un epilogo diverso. Niente miracolo per i Cleveland Cavaliers, nessun ribaltone. Sì, perché l’anno passato, di miracolo si è trattato. Nessuna squadra era mai riuscita a vincere una serie finale trovandosi sotto 3 a 1. Non è bastato Lebron James. Tripla doppia di media, devastante, mostruoso. Gli Warriors, trascinati da Kevin Durant, si sono rivelati una montagna troppo alta da scalare, anche per i campioni in carica. Il numero 35 è stato sicuramente l’uomo più chiacchierato dell’estate scorsa nel mondo NBA, da quando ha deciso di approdare agli Warriors con un solo obiettivo nella mente: vincere. Arrivato fra le critiche generali ed etichettato come ”traditore”, ha zittito tutti, anche i più scettici. Mvp delle finals meritatissimo, senza recriminazioni. 38 punti in gara 1, 33 in gara 2, 31 in gara 3, 35 in gara 4 e 39 in gara 5. Per non parlare degli assist, dei rimbalzi, dell’impegno, del piacere di vedere un giocatore alto 206 cm muoversi come una farfalla da una parte all’altra del parquet, con una leggiadria ed un’eleganza uniche. Una macchina da punti, un polverizzatore di retine. Ben inserito e amalgamato nel sistema degli Warriors, consolidato già da tempo. Lo stesso Lebron James, al termine di gara 5, è stato il primo a congratularsi con KD, mostrandogli tutto quel grande rispetto che ha dimostrato di meritarsi. Senza la sua presenza, molto probabilmente la serie sarebbe finita come lo scorso anno, con il titolo di nuovo a Cleveland. Inutile spendere parole su che cosa non ha funzionato nelle file dei Cavs. Di certo, alcuni momenti potevano essere gestiti meglio (si pensi all’ultimo quarto di gara 3) e forse ci si sarebbe aspettato qualcosa in più da Irving, Love e Smith. Ma in questo caso sono stati troppo più forti e completi gli altri per soffermarsi solamente sui demeriti degli sconfitti. Squadra compatta e panchina lunga. Anche le parole e le espressioni di Lebron ci testimoniano come non si debba far altro che onorare coloro che il verdetto incontestabile del campo ha designato come vincitori. ”The King” è apparso molto più sereno e maturo di altre volte nell’accettare la sconfitta, consapevole del fatto che meglio di così non poteva fare. Non si deve commettere l’errore di trascurare le prestazioni di Lebron in questa serie finale. Avere una tripla doppia di media in cinque partite, giocate al massimo del livello fisico, tecnico, mentale ed atletico è qualcosa di sovrumano. Roba per talenti cestistici fuori dalla norma. Dalla prossima stagione partirà una nuova sfida per l’alteta con il numero 23: togliere la supremazia ai Golden State Warriors, senza ombra di dubbio una delle squadre migliori di sempre, e riportare l’anello a casa sua. In questa maniera entrerebbe ancor di più nella storia della pallacanestro. Sarebbe affascinante vedere un’altra serie finale fra queste due squadre, la quarta di fila. Attenzione a scommettere se si tratta di Lebron James e Kevin Durant.

 

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